La fede del «chi sono?»

Briciole dalla mensa - 18° Domenica T.O. (anno B) - 1 agosto 2021

 

LETTURE

Es 16,2-4.12-15   Sal 77   Ef 4,17.20-24   Gv 6,24-35

 

COMMENTO

 

«Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». C'è una ricerca inautentica del Signore: quella che vuole una subitanea soddisfazione del proprio bisogno, che desidera veder colmato un vuoto, che guarda solo alla superficie e all'immediato dell'uomo. Non è una vera ricerca, perché si occupa solo della ricerca per se stessi e riduce la persona alle sue necessità. Finché l'uomo è spinto dal suo bisogno, non può aprirsi veramente alla gratuità di Dio. Questo perché si vuole innanzitutto per se stessi, e non c'è vera apertura all'attesa, alla speranza e alla propria responsabilità. L'uomo deve trascendere l'immediato di se stesso per aprirsi agli altri e all'Altro: solo così potrà veramente realizzare la sua umanità, che ha veramente senso come relazione viva e vera con le persone e la persona di Dio.
Allora l'orizzonte verso il quale volgersi è il desiderio dell'altro, non come possesso, ma come apertura e ricerca del suo essere essenziale per me. Oggi si tratta di guarire le relazioni: conflittuali, viziate, superficiali, arroganti, impersonali, utilitaristiche. Si tratta di sentire che l'altro, in se stesso, è un dono, una ricchezza: non è un pane veloce che sfama il bisogno immediato, ma un gusto, un «sàpere», la vera sapienza della vita, che è Gesù Cristo.

 

Così, Gesù ha fatto il miracolo dei pani non per saziare l'immediato della fame, ma per offrire il segno di se stesso come vero nutrimento per la vita dell'uomo. Lui è pane perché sazia il desiderio di relazione dell'uomo: in Gesù, Dio si rivela e si dona all'uomo, facendolo tornare al paradiso, dove si intratteneva con il primo uomo come con un amico.
Gesù, dunque, dà «il cibo che rimane per la vita eterna»: questo cibo è la stessa vita eterna, cioè piena, pienamente capace di umanità. È per questo pane che l'uomo «deve darsi da fare» (letteralmente: «operare, lavorare»). Significa che è necessario una scelta impegnata - in chi si dice credente - per "orientare" la propria vita verso tale «pane». Sebbene tutto sia dono, è necessario, però, predisporre la propria umanità a ricevere la Grazia, cioè ad essere aperti alla sua azione in noi. C'è sinergia fra dono di Dio e impegno dell'uomo: ci vuole umiltà per accogliere, e coscienza del dono per farlo fruttare. Nel piccolo della vita di ciascuno di noi, il Signore vuole operare fecondamente per il suo Regno, cioè per rendere il vivere più umano, fraterno, curante e curato.

 

Gesù è pane per l'uomo innanzitutto nel suo essere Parola. Tante volte, nell’AT, si parla di «mangiare la Parola» (cfr. Sal 119,103; Ger 15,16; Ez 2,8-3,3; Pr 9,1-6; 24,13-14; Sir 24,19-21). Come il cibo che entra in noi va assimilato dall'organismo per diventare nutrimento, così la Parola va ascoltata, accolta, lasciata agire secondo le sue energie di trasformazione. «La mia Parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ha mandata», dice il Signore (Is 55,11).
Perciò il credere consiste proprio nel riconoscere tale efficacia della parola di Dio nell'uomo. Infatti, ai giudei che chiedono a Gesù che cosa devono fare per compiere le opere di Dio, Gesù risponde concentrando tutto in un'unica opera: credere in Lui come inviato dal Padre. Dunque c'è da fare solo questo, credere: l'opera è la fede. Il credere è la vera opera di Dio, cioè quello che permette a Dio di operare nell'uomo. E Dio opera proprio attraverso la sua Parola: credere all'azione di Dio in noi, che è il suo Figlio, Parola fatta carne.
In questo modo vengono sconfessati i dualismi che tuttora si ascoltano nella Chiesa: tra azione e contemplazione, tra fede e opere, tra dimensione verticale e orizzontale, tra opera concreta e preghiera. Infatti non si tratta del «che fare?», ma del «chi sono?». Il cristiano è puramente un credente. Cioè è solo colui che si fa condurre dalla fede a vivere la propria responsabilità, il proprio lavoro, il proprio impegno e la propria lotta, ogni giorno.

 

Alberto Vianello

 

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