Gesù compie la Legge superandola

Briciole dalla mensa - 6° Domenica T.O. (anno A) - 16 febbraio 2020

 

LETTURE

Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

 

COMMENTO

«Non sono venuto ad abolire la Legge, ma a dare pieno compimento», dice Gesù all'inizio del brano evangelico di questa domenica. Nella Bibbia, il compimento della Legge si pone su due binari di significato: vuol dire riempire completamente una misura - in questo caso è la misura dell'interpretazione della Legge - e vuol dire, poi, il mettere in pratica il dettato (noi, similmente, diciamo «adempiere una legge»), perché, per la tradizione rabbinica, finché non si trova un modo pratico di attualizzarla, essa non ha fondamento. Dunque, Gesù dichiara che la sua missione sta nel rivelare il vero e più profondo significato della Legge e adempierla con la propria vita.
Per questo avverte subito coloro che ascoltano sulla necessità di staccarsi completamente dal comportamento «degli scribi e dei farisei» riguardo alla Legge. A questi, infatti, Gesù rimprovera una pratica fallace della Legge. Nel lungo elenco dei «guai», in Mt 23, Egli li accusa di un'osservanza formale, falsa e deviata della Legge, che trascura «la giustizia, la misericordia e la fedeltà», mentre rivela la loro «avidità e intemperanza», «ipocrisia e iniquità».

 

Partendo da tutto ciò, Gesù propone sei esempi, tratti dalla Legge, mostrando come Egli non sia venuto a dissolvere nulla, e dimostrando, invece, che ad essa si può - e si deve - dare un significato più alto di quello che è stato compreso: è questo il valore della frase «Avete inteso che fu detto… Ma io vi dico».
Quindi, il comandamento di non uccidere non vietava solo il togliere la vita a qualcuno, ma voleva impedire qualsiasi atto che potesse ferire l'altro, in quanto «fratello». Ancora oggi la gente viene a confessarsi autoassolvendosi con la frase: «Io non ho ammazzato nessuno…». Ma Gesù, in questo comandamento, vieta anche ogni parola e ogni altra modalità che colpisca il «fratello» e non promuova la sua vita: questo voleva dire il dettato di quella Legge.
Poi, senza citare una Legge specifica, Gesù sconvolte certe categorie religiose - anche attuali - insegnando un comportamento che dà il primato all'uomo, per dare il primato a Dio. Portare all'altare del tempio la propria offerta era, per il pio giudeo, uno dei momenti più alti della sua fede. E se, proprio in quel momento, proprio nello stare davanti a Dio ti viene in mente (o meglio: nel cuore) «che tuo fratello ha qualche cosa contro di te», ti è richiesto di abbandonare la tua offerta, "abbandonare" Dio, per andare a ritrovare il tuo fratello, riconciliandoti con lui. La vera venerazione per Dio va di pari passo con quella per gli altri uomini. Anzi è avendo un immenso culto per i fratelli che lo hai anche per Dio.

 

Invece della rigidità e della presunzione di scribi e farisei in rapporto alla Legge, Gesù suggerisce di avere un atteggiamento condiscendente, buono e intelligente; come quello che tiene colui che sta andando dal giudice, ma sa che è meglio mettersi d'accordo prima con l'avversario. Nessuno è perfetto, davanti al dettato divino è meglio essere malleabili e disponibili a mettersi in discussione: a questo ci vuole portare la Legge.
Per Gesù, poi, il comandamento che vieta l'adulterio viene esteso addirittura fino allo sguardo verso una donna «per desiderarla». I grandi mali cominciano dai piccoli. Non ci permettiamo subito le gravi mancanze; ma quando diamo un po' di spazio a un minimo di male, apriamo una fessura nella quale il male s'insinua e si diffonde. Perciò è dai piccoli e nascosti moti del cuore che inizia la guarigione del rapporto con gli altri.
Per questo è richiesta un'integralità di coerenza, che sa prendere le distanze realmente dal male commesso: «Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo…». Per non perdere una parte non si può inficiare il tutto: a livello personale ed ecclesiale.

 

Gesù, poi, vieta il ripudio della moglie, che era permesso appoggiandosi a una Legge che, di per sé, non voleva dare statuto giuridico al divorzio, ma garantire la donna dall'arbitrio maschile, quando si esercitava tale prassi della separazione. Gesù non vuole stabilire una maggiore integralità e rigidità: Egli vuole rifarsi al progetto originario del Creatore, che vede nella reciprocità uomo-donna addirittura un'imitazione dell'essere eterno di Dio che è comunicazione di amore.
Infine, c'è il detto con il quale Gesù vieta il giuramento che chiama in gioco Dio. Il nostro parlare deve essere così limpido e vero da non aver bisogno di chiamare a garante nessuno, men che meno Dio.
Il vertice di questa vera e completa interpretazione della Legge l'ascolteremo domenica prossima: amare anche i nemici. Ma già nell'esemplificazione di questo brano appare chiaro come Gesù abbia vissuto Lui, in prima persona, lo spirito di questa interpretazione profonda della Legge. Un'interpretazione che impegna l'uomo a partire dal suo cuore e che richiede autenticità, verso Dio e verso i fratelli. Non una Legge che diventa più dura, ma che invita a declinare le forme concrete dell'amore, come compromissione con gli altri per rendere un vero culto a Dio.

 

Alberto Vianello

 

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