Condivisione divina

Briciole dalla mensa - Battesimo del Signore (anno B) - 10 gennaio 2021

 

LETTURE

Is 55,1-11   Da Is 12   1Gv 5,1-9   Mc 1,7-11

 

COMMENTO

 

La condivisione dell'umanità (Gesù che riceve il battesimo da Giovanni) è espressione della grande e incommensurabile misericordia di Dio (prima Lettura), la quale porterà Gesù a donare la propria vita sulla croce, affinché crediamo all'amore di Dio per noi (seconda Lettura).
Le barriere religiose vengono infrante, perché si accede a Dio solo a titolo del proprio bisogno di sazietà e di gusto della vita. Infatti questo è l'appello di Dio attraverso il profeta Isaia: «O voi tutti assetati… Comprate e mangiate, senza denaro… Gusterete cibi succulenti». Gratuità e pienezza sono le esperienze per chi si accosta a Dio, perciò tutti gli uomini si sentiranno attratti; e, per il popolo del Signore, si tratterà allora di esercitare il ministero dell'accoglienza: «Accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore tuo Dio».
Il vistoso calo delle presenze nelle nostre chiese ci fa pensare che oggi sia meno tempo di fede. Invece, sta proprio a chi rimane ancorato alla fede (a cominciare dai pastori) sperare e attendere la venuta anche di chi è lontano: questo opera la Grazia del Signore, e sta alla Chiesa di essere aperta e disponibile, liberandosi dalla zavorra di molte tradizioni, per essere veramente fedele all'unica vera tradizione: la parola di Dio.

 

Anzi, proprio mentre accorrono le nazioni, Isaia esorta ad una attiva ricerca del Signore proprio coloro che già gli appartengono: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatolo mentre è vicino… Ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona». Chi ha fede, non "possiede" il Signore, ma ne è in continua ricerca. La differenza con chi non conosce il Signore sta nel fatto che la sua ricerca non è «tastando qua e là come ciechi» (At 17,27), ma è orientata dalla parola di Dio. Con una bellissima immagine, Isaia dice che la parola di Dio è come la pioggia e la neve che, quando scendono, fecondano la terra. Così la parola tornerà a Dio avendo compiuto il suo effetto fecondo: la sua misericordia per tutti gli uomini. Tutti, credenti e non credenti, insieme camminano nella vita alla ricerca di un senso. I credenti possono guidare gli altri perché sono orientati dalla parola di Dio, che produce vita, perché opera la relazione di Dio con l'uomo.

 

Gesù Cristo è venuto «non con l'acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue» (seconda Lettura). L'acqua rappresenta simbolicamente lo Spirito Santo; il sangue, invece, è il dono concreto della vita del Figlio di Dio nella sua morte. Nel racconto della passione, Giovanni aveva messo prima il sangue e poi l'acqua (cfr. Gv 19,34) facendo così cadere l'accento su quest'ultima: Gesù morendo in croce non ha solo sacrificato la sua vita (il sangue), ma, soprattutto, ci ha procurato, in questo modo, il dono dello Spirito Santo (l'acqua).
Ci portiamo dietro ancora un pesante bagaglio sacrificale, espiativo, redentivo come chiave di lettura della croce di Gesù. In realtà, il più alto dei Vangeli, quello di Giovanni, dalla prima pagina all'ultima, ci rivela e ci dona la vita del Verbo di Dio, fatto carne fino alla morte in croce, come dono che ci procura lo Spirito Santo e lo fa abitare in noi. Il senso della croce non è il sacrificio, ma l'effusione dello Spirito su tutto il mondo.
Invece, nella seconda Lettura, Giovanni rovescia i termini: non solo Gesù ci ha donato lo Spirito, ma questo è avvenuto attraverso il dono della sua vita. Lo Spirito, che «discende verso di Lui come una colomba» nel battesimo, Gesù lo «restituisce» al Padre nella sua morte, perché il Padre lo mandi su tutto il mondo, come un secondo e definitivo atto creativo. È la croce di Cristo che ci dona lo Spirito Santo, ovvero una nuova e piena vita: «Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Lui che è morto e risorto per loro. Tanto che, se uno è in Cristo, è una creatura nuova» (2Cor 5,15.17a). La fede che «vince il mondo», cioè che crede nella forza dell'amore di Dio, prevarrà sul male: essa è la fede che crede nella forza fecondatrice di Spirito Santo nella croce di Gesù Cristo.

 

Quello stesso Spirito Santo è, appunto, manifestato come presente in Gesù fin dal battesimo, che Egli riceve da Giovanni. Le parole della «voce dal cielo», quella del Padre, sono parole della Scrittura (perché Dio non ha altre parole da dirci se non quelle della Scrittura): esse esprimono questa presenza dello Spirito nell'umanità di Gesù, rivelando la sua figliolanza divina. Il Vangelo ci descrive questo attraverso una rappresentazione scenica, che ci può far pensare ad un evento "storico" ben preciso. In senso più generale, credo che ci riveli il fatto che Gesù ha vissuto sempre – e non solo in quel momento - il suo amore per gli uomini e la sua solidarietà con loro (il suo battesimo) non con un senso di protagonismo, ma, piuttosto, come l'occasione per sperimentare l'amore che il Padre aveva per Lui. Gesù non si compiace tanto della sua capacità di stare con gli uomini come uno di loro, quanto del fatto che il Padre si compiace di Lui proprio quando fa comunione con i peccatori, per annunciare loro la misericordia di Dio.

 

Alberto Vianello

 

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