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La pienezza di Dio nell'umanità di Gesù

Briciole dalla mensa - 2° Domenica di Natale (anno A) - 4 gennaio 2026

 

LETTURE

Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18

 

COMMENTO

 

Dio ama rivelarsi nella semplicità dei gesti quotidiani. Nella celebrazione del 1 gennaio abbiamo contemplato Maria, la madre di Gesù, che guarda il suo bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia. Tanta povertà e piccolezza richiedono, anche da lei, un atto di fede. Maria ha raccolto nel suo cuore le parole udite dai pastori e ha cercato di comprenderne il senso. Diventa l’immagine di chi si fa umile e attento discepolo della Parola.
Anche per noi la Parola letta e udita deve diventare accoglienza del Verbo di Dio che si è fatto uomo per noi. Leggere la Parola di Dio è ‘vederla’ e ascoltarla attraverso la ‘carne’ di Gesù di Nazareth, il figlio di Maria.

 

Nel Vangelo di oggi, seconda domenica dopo Natale, ci viene proposta invece una pagina molto impegnativa, che sta all’inizio del vangelo di Giovanni. Il prologo di Giovanni (Gv 1,1-18), che non possiamo qui commentare interamente, è una straordinaria contemplazione di questo Figlio di Dio che è nato da donna, porta santa della nuova Alleanza.
Per comprendere si deve partire dal versetto 14 : «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Giovanni si domanda: quest’uomo, che ha voluto piantare la sua tenda in mezzo a noi; che ha mangiato e bevuto con noi; che ha pianto, sofferto, gioito con noi; quest’uomo di cui abbiamo ascoltato, entusiasti e anche perplessi, una parola che sembrava uscire dalle viscere dell’Eterno; quest’uomo ricco di misericordia e di compassione per i peccatori, che ha amato per primo anche ladri e prostitute; che è morto sulla croce con una condanna infamante e che il Padre, nella sua bontà, ha strappato dalle tenebre del sepolcro illuminandolo con lo splendore della sua gloria; quest’uomo chi è? E l’autore del quarto Vangelo, discepolo fedele di questo maestro itinerante, risponde: è colui che è venuto come luce vera, per illuminare e riscaldare il cuore di ogni uomo.

 

In quest’uomo, figlio di Maria, c’è tutta la vita. Quella di Dio. Lui è la Parola pronunciata dal Padre per creare il mondo, così che tutte le cose vivono e hanno consistenza per lui. Lui è la Parola che crea anche la comunione tra gli uomini: crea la Chiesa, crea l’unità nella sinfonia delle differenze. Lui è la Parola che dà senso, e bellezza, e durata, a tutte le cose. Dio non ha una Parola più bella, più ragionevole, più perfetta, da donarci. Lui è il Verbo, la Parola di Dio - tutta la Parola - detta una volta per tutte, stabile e sicura. Ѐ l’Amen, il sigillo dell’intera creazione. Ascoltare la Parola è accogliere Gesù di Nazareth, contemplare in lui la gloria dell’Unigenito Figlio che viene dal Padre.
Lui è «pieno di grazia e di verità». Significa questo: se tutta la storia di Israele - storia di salvezza - è segnata dalla grazia di Dio, in Gesù questa grazia si manifesta in modo pieno e definitivo. Tutta la verità e l’amore misericordioso del Padre ci vengono donati per sempre nell’umanità di Gesù: abbiamo ricevuto tutto dalla sua pienezza.

 

Dice ancora Giovanni: «Dio nessuno lo ha mai visto; il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Questa sublime contemplazione del Verbo di Dio fatto carne è accompagnata nella liturgia odierna da altri due testi che ci aiutano ulteriormente a comprenderne il senso.
Il libro del Siracide canta la sapienza di Dio, creata prima dei secoli, fin dal principio: «Nell’assemblea dell’Altissimo apre la sua bocca, in mezzo al suo popolo viene esaltata, tra i benedetti è benedetta». La sapienza sta presso Dio e dimora in mezzo agli uomini. Leggiamo infatti: «Colui che mi ha creato mi disse: “Fissa la tua tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti” e così mi sono stabilita in Sion».

 

A questi testi della Prima Alleanza fa eco la lettera di Paolo: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci ad essere figli adottivi mediante Gesù Cristo». Siamo stati scelti per essere fatti figli, simili a Dio nell’amore, in Cristo Gesù, sapienza e verità di Dio. Un Dio che ha scelto di abitare fra noi.

 

Pongo qui alcune domande, che ci possono aiutare a riflettere, all’inizio di questo nuovo anno: «In principio era il Verbo». Tutto il Prologo è contemplazione di Gesù di Nazareth. Così pure, ovviamente, tutto il Vangelo. Tutto quello che il Padre voleva dirci, voleva rivelarci di sé, ce lo ha detto nella persona di Gesù. Occorrerebbe verificare se davvero Gesù sta all’origine della nostra fede, ne è il contenuto fondamentale, se è la nostra speranza certa.
«Tutto è stato fatto per mezzo di lui». Le cose vengono all’esistenza quando vengono chiamate per nome. Anche ciascuno di noi esiste perché è chiamato all’esistenza. Dovremmo cambiare l’affermazione di Cartesio da “Cogito, ergo sum” (penso e dunque sono) in quest’altra “Cogitor, ergo sum” (sono pensato, ed è per questo che esisto). La vita, fin dall’inizio, è relazione. Come la vita di Dio: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio». Dio è una relazione d’amore: amore tra il Padre e il Figlio, nell’unione dello Spirito Santo. E così anche noi: siamo in quanto viviamo con e per il mondo, con tutti i fratelli e le sorelle, in una circolarità dell’amore.

 

Partecipiamo inoltre all’opera del creatore quando, attraverso il discernimento, diamo un nome alle cose create, alle situazioni della vita, alla storia nella quale siamo immersi. Ed è anche vero che «tutto ciò che è stato fatto» porta l’impronta del Verbo di Dio, è una parola di Dio che chiede di maturare fino a pienezza. Da qui la necessità di sviluppare uno sguardo contemplativo sulle cose e sul mondo, frutto di delicato silenzio e di prolungate attese. E agire con forza, mite e sapiente. Sì, ogni parola è chiamata a diventare “carne”: storia, esperienza, vita piena. Il Verbo si è fatto carne.

 

Giorgio Scatto

giorgio.scatto@gmail.com

 

 

 

Mistero su mistero. Bel linguaggio profondo e intelligente, da uno che conosce il significato dei simboli che osserva. Così Giovanni ci spinge a connettersi con lui e con quanti altri hanno veduto, udito, toccato, accompagnato il Signore della vita, quella vera cioè santa, risanante, eterna. Guardate che è vero, dice. La nostra comunione è con il Figlio e il Padre. Cosa è mai? Amore. Un fiotto di amore, un torrente di lava che è ragione del tutto, del cielo e della terra e tutto inonda e che ama se stesso nel cuore dell’amato.

 

Incredibile, vero? Incredibile perché veniamo al concreto, a questa realtà materialistica come è definita dalla fisica classica che ricaccia la coscienza, le emozioni, i sentimenti, il cuore ad epifenomeni del cervello. Inesistenti per sé stessi. La scienza ha un potere assoluto sulle nostre convinzioni da alcuni secoli in qua. Si vedano i Canti di Leopardi o la sua filosofia tristissima che descrive la condizione moderna. Le cose scientificamente indimostrabili non esistono. Sono chimere. Eppure la stessa scienza del mondo infinitamente piccolo rivela che la realtà è fatta di particelle connesse fra loro, che hanno comportamenti di un’altra logica non corrispondente alle leggi della fisica ‘di sopra’, del macro mondo. Campi quantici che interagiscono con la stessa coscienza umana…
Molte cose che rientrano nelle narrazioni religiose troverebbero correlazioni interessanti. Non che la Rivelazione necessiti di tali conferme, ma se l’intelligenza umana arriva a soluzioni non più oppositive perché non considerarle? Finora il grande ostacolo alla fede è la concezione materialistica della realtà, di questo mondo che è, per dirla con la relatività, uno spazio tempo che non spiega le cose più importanti e le lascia cadere nell’inesistenza. Anima, spirito, amore … Gesù stesso supplicava a credere, almeno per le opere che faceva.

 

C’è solo questo mondo, dove vige la competizione e il finir delle cose nel non senso? No, tutto è connesso, anche quel che non vediamo, i vivi e i morti, come dice la Fede, e la Sapienza o la Coscienza o lo Spirito, il Verbo è il principio universale ed eterno: che tutto sia in comunione non è un’immagine poetica di spiriti elevati, è scienza ormai. Già, è connesso anche il tempo: Che sarebbe se la realtà fosse davvero il solo presente, come le scene di un film che ora passano sotto la luce del proiettore e finiscono nel rotolo? E noi che passiamo o siamo già passati, più niente, zero? Non ci si può credere, la Chiesa lo dice e facciamo esperienza di questo sentimento: chi è passato è vivo. Anche Gesù è passato e tendiamo a considerare lui, la sua storia come una storia al passato. Non è così, è certo se diamo retta ai segni e al cuore che ‘ricorda’. Ricordare è richiamare al cuore, non alla memoria. Vale a dire che l’amore è luce sulla vita. Là noi possiamo fare esperienza di Gesù vivo, ma anche di coloro che amiamo, sapienza e fuoco di amore universale.

 

L’autore del mondo ha avuto pietà di noi, immemori del suo amore, immersi nella palude e che pur ne continuiamo a portarne il ricordo e la nostalgia grande a volte. Egli poi, ama riconoscere se stesso tramite noi che lo conosciamo. In noi Dio si autorivela, si autoriconosce, si ama dell’amore che ci rende tutt’uno con lui.
Non basta a se stesso, alla sua solitudine, perciò ama autorivelarsi. Ognuno di noi è adatto a riconoscerlo e ad accoglierlo, perché siamo come cellule di un corpo che portano in sé tutto il corpo, un intero parte di un tutto.

 

Valerio Febei e Rita

 

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