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La pienezza della Pasqua

Briciole dalla mensa - Domenica di Pentecoste (anno A) - 24 maggio 2026

 

LETTURE

At 2,1-11   Sal 103   1Cor 12,3-7.12-13   Gv 20,19-23

 

 

COMMENTO

 

Vieni Spirito Santo,
vieni e fa nuove tutte le cose.
Vieni a porte chiuse nella sera di Pasqua,
pienezza di un giorno luminoso,
quando hai sollevato il Figlio dall’oscurità del sepolcro
e dall’ombra della morte.
Vieni nel mattino di Pentecoste,
compimento di tutte le promesse fatte ai nostri padri.
Vieni in ogni angolo della terra e del cielo,
e soffia su questa umanità sfinita dalle guerre, dalla fame, dalla malattia.
Soffia sulla comunità dei discepoli del Crocifisso
che non ha ancora compreso la novità della Risurrezione a lei donata.
Chiamata a vivere nel mondo e per il mondo,
e a portare a tutti parole di vita e gesti di liberazione,
vive ancora rinchiusa nel passato:
“nelle strutture che danno una falsa protezione
nelle norme che trasformano in giudici implacabili,
in abitudini in cui si sente tranquilla”.
Vive prigioniera della Legge,
come se Cristo ne fosse solo un’appendice,
o una scontata conferma.
 

Vieni Spirito Santo.
Una Chiesa che ha paura
è una Chiesa che perde il suo vigore;
è come il sale che diventa insipido, e non serve più:
si butta via e viene calpestato dagli uomini.
Una Chiesa intimorita è come un deserto, vasto e spaventoso,
senza strade e senza una direzione:
un vuoto che prepara a una morte annunciata.
 

Vieni Spirito Santo,
fuoco inestinguibile, roveto di santità:
vieni sulla tua Chiesa
e insegnale la lingua nuova della misericordia e del perdono:
parola subito compresa
anche dall’uomo che abita le regioni più lontane.
Brucia con la tua fiamma pensieri e parole
che non nascono dal grembo fecondo del Vangelo.
Solleva in un turbine di vento impetuoso
una Chiesa che si trova spesso priva di parole
capaci di trafiggere il cuore dell’uomo che ascolta,
perché si sazia di parole che non le appartengono,
e vuole nascondere la propria scandalosa nudità
con la fredda corazza del diritto e con l’abito frusto della Legge.
 

Vieni Spirito Santo,
che hai parlato per mezzo dei profeti,
spalanca i sepolcri dei nostri santi.
Risuscita i corpi dei tuoi apostoli e profeti,
dei tuoi testimoni e dei martiri
che oggi ancora imporporano tutta la terra, rendendola feconda.
Rendici familiari i volti
di una schiera innumerevole di uomini e donne
che hanno aperto sentieri di speranza,
che ci hanno condotto oltre il deserto arido della schiavitù,
oltre la Legge pietrificata, e la norma che uccide.
Solo la Parola è Spirito e Vita.
Moltiplica i pastori del gregge
che tu hai scelto dai confini della terra, dalle periferie umane,
tra quelli che non sono e non contano.
 

Vieni, Spirito Santo,
donaci una lingua di fuoco
per mettere nel circuito delle parole un vocabolario nuovo
liberato dall’abito logoro di una religiosità di maniera,
e dalle convenzioni di gruppo,
per una comune costruzione della città dell’uomo,
per una Chiesa evangelica, carismatica e sinodale,
per edificare luoghi dove il Regno viene,
anticipando così la speranza di un compimento futuro.
 

Vieni, Spirito Santo,
Spirito di verità,
perché le parole dei ministri della Chiesa
non siano svuotate della loro forza e della loro profezia.
Siano parole per operare un cambiamento di vita,
non un cambiamento di parole perché la vita rimanga uguale, impoverita e triste.
 

Vieni Spirito Santo, vieni!
Tu che doni a ciascuno una manifestazione particolare della tua vita,
edifica la tua Chiesa in un solo Corpo,
nella molteplicità dei ministeri e delle attività.
La comunità dei discepoli torni ad essere, per la forza dello Spirito,
un luogo di vera fraternità,
di dialogo sincero, di corresponsabilità, di edificazione comune
in un unico amore, quello del Padre e del Figlio,
ciascuno con il proprio dono,
preti e vescovi, laici e religiosi, monaci e diaconi;
un dono messo a disposizione dell’intero Corpo
con umile confidenza.
 
Vieni Spirito Santo,
rinnova la tua Chiesa anche con i doni preziosi
che tu hai posto nel cuore delle moltitudini
che credono diversamente,
nelle folle apparentemente anonime e distratte
che abitano i deserti delle città
o che occupano i sotterranei della storia.
Tu, Spirito Santo,
sei come il vento impetuoso che travolge ogni cosa,
che penetra ogni realtà creata.
Non sei lontano da nessun uomo, da nessun essere che vive,
perché tutto vive del tuo dono.
Tu abiti anche l’inquietudine,
e il vuoto dell’anima, e la sua oscurità:
tutto è predisposto perché tu venga a prendervi dimora.
 

Vieni Spirito Santo,
Spirito di Gesù risorto dai morti,
vieni e rimani in mezzo a noi.
Mostraci le mani forate e il costato aperto
del Crocifisso vivente.
E donaci la sua pace e la sua gioia.
Una pace “a caro prezzo”,
che ci insegni a operare il bene offrendo in sacrificio il nostro corpo,
unico vero atto di culto nella pienezza del tempo
inaugurato dalla Pasqua di Gesù.
 

Vieni Spirito Santo,
apri i nostri sepolcri, spalanca le porte chiuse delle nostre Chiese
e rinvigorisci le menti intorpidite e inerti,
inviaci nel mondo intero
come seme e come lievito,
come artigiani di pace,
per morire donando misericordia,
e per vivere una vita nuova, scaturita dal costato di Cristo:
dal sangue versato sulla croce e dall’acqua dello Spirito.
 

Vieni, Spirito Santo,
riempi i cuori dei tuoi fedeli,
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

 

Giorgio Scatto

 

 

Leggendo o ascoltando queste cose noi, gente adulta e ‘moderna’, avvertiamo come esse entrano nella coscienza reparto mitologia. Non stiamo a fare i conti. La resurrezione fa scandalo. Chi vuol essere religioso, insomma chi cerca un senso ulteriore al vivere terreno ha davanti a sé molte proposte sensate ‘razionali’. La resurrezione è dei cristiani, ma non è detto che per essi sia semplice. La resurrezione significa di fatto che solo in Cristo che risorge c’è scampo, solo in lui c’è speranza contro la morte, vita eterna. Detto così può sembrare una costrizione: se vuoi sperare ‘devi’ passare per quella porta. La libertà, la coscienza, la ragione sono sacrificate. Qui potrebbe stare una delle cause della distanza fra cristianesimo, o in genere religione, e modernità. Una volta ci fu in Veneto una missione di ‘rievangelizzazione’ tenuta dai Passionisti. Uno di loro, nelle prediche che si susseguivano nei quartieri, brandiva un crocifisso come una minaccia. Il tono di voce e l’irruenza verbale faceva il resto. Ecco, quel modello non funziona più, non funzionava neppure allora. Non ha mai funzionato. Funziona il modello della carità perchè carità e compassione sono, sempre, le modalità coerenti con la condizione orfana, carente, incompleta, precaria della vita umana, la quale per sua natura sente l’essere, la completezza, la salvezza per sempre e vi aspira. A fronte di ciò, una certa cultura moderna, basata sulla psicologia, percorre modelli performanti, efficienti, del tipo ‘nati per vincere’. Non fa specie che ci si possa avvalere di additivi come integratori e farmaci che aumentino le prestazioni in situazioni importanti… Se sul rendimento si può agire, sull’ontologia le cose sono più serie.

Il fatto è che il cristianesimo o è un umanesimo o è una filosofia, una dottrina, una legge. Sai quanto vale in tempi di anarchia morale! E il vangelo, anzi i vangeli sono storie di un uomo che più umano non si può. Più discreto, più amabile, più onesto, più generoso, più amico… Questa è la carta con/vincente.  La difficoltà è credere e accogliere vicino a sé un uomo così o che risorga da morte?

Ci sono molti tentativi da parte della scienza o della filosofia di ‘bucare’ lo schermo dell’invisibile nella ricerca di conoscere il mistero che c’è dall’altra parte e collegarsi con l’essere. Una cosa sappiamo: il tutto è molto più grande di noi.

Ma una via c’è: Cristo è questo e ci ha dato con il suo bene, la conoscenza e la relazione con Dio, il Padre, l’Uno, l’Essere, il Significato. Credere poco è conoscere poco quanto grande sia il suo amore e misurarlo sulla base della nostra scarsa misura. Supponenza, piccineria. Questo è il peccato, l’impedimento. Dice Isaia: “Quanto è alto il cielo sulla terra così le mie vie sono più alte delle vostre”. E lo stesso dice il salmo 109 della sua misericordia. Insomma la fede è una questione di cuore.

Ma le cose sono quelle che sono e non si fermano ad aspettarci.

Se ne fa prova quando non si coglie l’innocenza di un bambino e lo si rende simile a sé. Ci sono posti in cui si reclutano i bambini alla guerra, ma la guerra è sempre uno scandalo, bambini o no.

Stiamo attenti a non fare il mondo simile a noi, come a ridurre ciò che vale alla nostra misura, che è sempre la stessa storia.

Cieli nuovi e terra nuova: lasciare anche mentalmente che l’amore vinca. Abbassare lo sguardo perché davanti a noi c’è il Santo di Dio che ci ama incredibilmente, nonostante la nostra capacità di reggerlo. Allontanati da me, disse a Pietro. È questo lo scandalo, lo scarto della nostra incredulità. Vi si rimedia tuttavia rimanendo, arrendendosi al troppo amore, che è certo. Se no, da chi andremo? Pietro ha parlato per tutti. Come quei tali che sono entrati al banchetto mentre passavano di là, se verremo interrogati sulla scarsa dignità dal titolare potremo dire: ci hanno spinti dicendoci che era per tutti…

Gesù doveva partire via, lasciare la terra e sparire per poter tornare come Spirito, per rendere effettivo ed efficace per tutti il dono di sé, nell’Eucaristia. È lui che non più legato al tempo e allo spazio può raggiungerci in ogni nostro presente con lo stesso amore di un tempo e continua così i benefici, rigenerando uomini e donne liberati dal male e dalla tristezza, dal vuoto, dal non senso, dalla sconfitta. La salvezza, la vita eterna è già in atto. 

 

Valerio Febei e Rita

 

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