Presepe della chiesa di San Gaetano realizzato da Bepi Rossetto

SANTO NATALE 2020

Carissime amiche ed amici,
giunga a tutti il più sincero augurio di buon Natale. Guardandoci intorno pare che non ci siano molti motivi per stare allegri. La diffusione del virus, che sta mietendo ancora troppe vittime, moltiplica la paura del contagio e diffonde spaesamento e incertezza per il futuro. 

E allora, perché gli auguri di Natale? Perché, proprio in questo nostro tempo così travagliato, viene a visitarci il nostro Dio: «Alza la voce, non temere; annuncia a tutti: «Ecco il vostro Dio! Ecco, Il Signore Dio viene con potenza. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri» (Is 40, 9-10). Quando il profeta scrive, più di cinquecento anni prima di Cristo, il popolo si trovava
in esilio a Babilonia da ormai cinquant'anni, e aveva perso ogni speranza di riscatto e di liberazione. La funzione del profeta fu quella di ridestare la fiducia, di aprire un sentiero tra le pietre aride del deserto, di rimettere in libertà i prigionieri, perché questo corrispondeva al progetto di Dio.

Così anche noi, adesso. Siamo chiamati, tutti assieme, tenendoci per mano, ad attraversare questo tempo difficile, allungando lo sguardo e scorgendo i segni prossimi di un nuovo inizio. E come sarà questo nuovo inizio? Vogliamo sperare che da questa drammatica crisi dell'umanità possa nascere un mondo migliore, e che tutti insieme possiamo seminare la speranza in mezzo a tanto smarrimento. Come comunità cristiana dobbiamo ripartire dal dolore. Medici, infermieri, volontari, sacerdoti, sono morti a decine, nel sacrificio della loro vita donata agli altri. Famiglie intere sono ridotte alla povertà, e temono molto per il loro futuro. Mai come oggi gli anziani hanno patito una gelida solitudine, e i giovani sono smarriti, tentati di rifugiarsi in mondi irreali.
Ripartire dal dolore, per aprire nuovi sentieri di speranza, significa ritrovare le vie della solidarietà, della vicinanza, del prendersi cura.

Credo che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare molto. Allora gli auguri di buon Natale, di buone feste, avranno un senso, altrimenti saranno parole vuote e disperate, parole che non recano una speranza reale. Se abbiamo imparato qualcosa in tutto questo tempo è che nessuno si salva da solo. Come sarebbe bello allora se molti tra noi, proprio mentre viviamo nel pieno della crisi, potessero dire fin da subito il loro "eccomi", con umile determinazione, dinanzi all'enorme compito che ci aspetta. Non si tratta solo di riprendere un cammino interrotto,
quanto piuttosto di rifondare un'intera società, ritrovando quelle energie che i nostri padri hanno avuto dopo la terribile esperienza della seconda guerra mondiale.
Ecco perché abbiamo bisogno del Natale, e di farci con gioia gli auguri. E' apparsa infatti «la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini, e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà». (Tt 2,11-12)
Che sia un Natale vero, per tutti!

I fratelli e le sorelle di Marango

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