IL SENSO DELLA PROFESSIONE MONASTICA
il primato dello Spirito

 

Sabato 11 settembre  2021 Cristina, entrata in comunità più di sei anni orsono, "prenderà i voti", come si dice nel linguaggio popolare, o meglio, farà la sua "professione monastica", come si usa dire con un linguaggio più preciso.

Ma cosa sono i voti, cos'è una professione monastica?

I voti, come leggiamo nella nostra 'Piccola Regola', sono soltanto «un'umile risposta, da approfondire incessantemente, ai due doni che solo il Cristo sposo può dare: il dono della verginità e il dono della povertà evangelica». Il Signore sceglie alcuni per una verginità di spirito, per una vita di silenzio, di pace interiore, di libertà dalle cose, che permettono di cercare Dio nella sua Parola, di ascoltare le parole di Cristo, di agire secondo le ispirazioni dello Spirito.
Allora, se è così, la vita monastica non è una vita per i migliori, non è il risultato di un atto di coraggio, di una decisione generosa del cuore; e non è nemmeno una fuga dal mondo e dalle sue responsabilità. Essa è, innanzitutto, l'essere stati afferrati, scelti, da Dio per un puro atto della sua Misericordia. La scelta è sua, e noi abbiamo risposto con un gesto di abbandono «umile e totale», per un semplice atto di fede, di speranza, di carità.
La professione monastica è il sì definitivo alla chiamata, pronunciato con umiltà e piena fiducia davanti alla propria comunità, alla Chiesa, e soprattutto davanti a Dio. È il "per sempre" posto come sigillo di una Alleanza d'amore.

Nella nostra comunità, a differenza di molti altri monasteri e dell'intera tradizione, la professione avviene nelle mani del vescovo.
Il perché lo aveva spiegato il patriarca Marco, il giorno della professione di don Giorgio: «È un dono grande fatto alla comunità, una vita per la lode! È veramente un momento essenziale perché tutta la Chiesa, nell'offerta della propria vita, giorno per giorno, distaccandosi dalle idolatrie del denaro, del potere, dell'attivismo illusorio, si trasformi essa stessa in sacrificio di lode a Dio gradito, in comunione sempre più vera e reale con l'Ostia vivente di lode: Gesù il Signore, il crocifisso per amore».
Così, il dono ricevuto da Dio, diventa non solo un dono e un impegno a intercedere ogni giorno per la nostra Chiesa ma, attraverso questo dono, anche tutta la Chiesa cresce e matura fino alla sua pienezza. Dimorando alla sorgente, la Chiesa ritrova se stessa. La vita monastica, come espressione di una Chiesa locale, sottolinea anzitutto il primato dello Spirito, che è Signore, e dona la vita nella grazia inesauribile della Parola e dell'Eucaristia; testimonia che, mentre «passa la scena di questo mondo», tutti siamo chiamati a vivere l'essenziale in una vita radicalmente fraterna e solidale con il mondo, soprattutto con i più poveri e umiliati.

San Benedetto, nel prologo della Regola, scrive: «Sorgiamo una buona volta, svegliáti dalla Scrittura che dice: "È tempo ormai di levarci dal sonno"». La parola di Dio, ascoltata con perseveranza e nel silenzio, ha il potere di svegliare dal sonno i dormienti nei sepolcri.
Udendo questa voce, molti hanno risposto all'appello, e hanno detto: «Ecco, io vengo». Nella nostra piccola famiglia monastica il primo è stato pronunciato trentaquattro anni fa. Poi, per grazia di Dio, si sono aggiunti altri . Domenica 29 agosto 2021, alle ore 10.00, celebreremo a Marango la messa di ringraziamento per i venticinque anni di professione di Maria Cristina, Loredana e Alberto.

Sabato 11 settembre 2021 Cristina pronunzierà il suo , gioioso e solenne, davanti al vescovo, alla comunità monastica e all'intera assemblea diocesana, radunata dal soffio dello Spirito. Sarà festa grande.
Sarà festa ancora più grande se altri, dopo quel giorno, destáti dal sonno dalla forza mite della Parola, sapranno dire al Signore il loro "eccomi", per essere inviati lungo le strade polverose del mondo intero. A piedi nudi e annunciando il Regno.

 

I fratelli e le sorelle di Marango

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