SANTO NATALE 2019

Carissimi amici,

giunga a ciascuno di voi, vicini e lontani, credenti e diversamente credenti, e anche a chi si ritiene senza Dio, un vero augurio di pace: è Natale!

Ormai da tempo, i primi ad accorgersi delle feste di fine anno sono i centri commerciali, con le loro luci abbaglianti e le sovrabbondanti offerte per ogni tipo di tasca. Poi vengono i mercatini di Natale, che per certi versi non sono da meno dei centri commerciali. Una volta bisognava salire fino a Trento e Bolzano per vederli, ma ora le casette di legno, il vin brulé e la cioccolata calda li trovi ovunque. E anche Caorle ci fa la sua matta figura con il suo wonderland.

Non possono mancare, a questo punto, le polemiche e le strumentalizzazioni politiche: presepio sì, presepio no. Quando poi il Bambino nella mangiatoia qualcuno lo fa diventare nero, magari nel tentativo di aprire i cuori di certe persone, allora la polemica può raggiungere il limite del ridicolo e dell'assurdo.

Non ci piace nulla di tutto questo, perché alla fine, in un turbinio di luci e di parole vuote, si rischia di celebrare una festa dove il festeggiato non è nemmeno invitato. Diventa un pretesto per parlare d'altro.

Per i credenti il Natale è il Bambino che nasce a Betlemme. E' il Figlio di Dio, partorito da una vergine madre. Nell'oscurità di una grotta abitata da animali si sono compiute tutte le promesse di Dio. Il segno della fedeltà di Dio alla parola data è proprio questo bambino, un segno così piccolo e modesto che, in quanto tale, non ti costringe a credere. Dio non si impone alla nostra libertà, ma si offre alla nostra compassione. E' un dono che puoi anche rifiutare. Una presenza così discreta da passare inosservata ai più, che non può diventare oggetto di contesa, di battaglia politica, di affermazioni identitarie. Questo bambino non è nostro, ma di tutti. Degli asiatici e degli europei, degli africani e degli americani; ha il tuo volto, come anche il mio; ma anche quello di un indios, di un gitano, di un uomo del sud o del nord. Perché questo dono vuol essere condiviso da tutti, e nessuno se ne può appropriare, nemmeno le Chiese cristiane.

Alla fine di novembre alcuni di noi hanno fatto un pellegrinaggio in Terra Santa, con una quarantina di persone. Tutto è stato grande e forte, nelle domande che i luoghi hanno suscitato, nelle emozioni che ci hanno fatto vibrare intensamente. Ma soprattutto Betlemme ci ha ferito il cuore, e ha lasciato in noi una cicatrice indelebile. Noi quel bambino l'abbiamo preso in braccio quando abbiamo fatto visita all'unico orfanatrofio della regione, gestito dalle suore della carità. Più di cinquanta bambini, dalla nascita fino ai sei anni, sono accolti in questa struttura, chiamata in francese "la crèche", il presepio.

Quasi sempre questi bimbi sono il frutto amaro di una violenza subita tra le mura domestiche, ad opera del padre, del fratello, di un parente, o di un giovane e anonimo 'fidanzato'. Nella cultura palestinese è la donna a pagare doppiamente: dapprima con la violenza dello stupro e poi con il colpo finale dell'assassinio. Così le madri partoriscono in segreto, consegnando il frutto del grembo in mani sicure e amorevoli. Queste giovani donne, se riescono a scampare la morte, rientrano in un muto silenzio, custodendo il segreto del loro dramma e del loro dolore. Rimangono i bambini. Li abbiamo presi in braccio, con tenerezza. E la suora ha permesso solo a don Giorgio di portare i più piccoli, facendone un dono per tutti, come il Bambino che nasce a Natale. Incrociando gli occhi di questi bimbi, tristi e dolci nello stesso tempo, ne siamo usciti sconvolti, e non è stato sufficiente lasciare una generosa offerta per liberare il cuore da un pesante macigno. Dopo questa esperienza le parole ti muoiono in bocca, e non hai più voglia di dissertare su presepi e sul loro uso strumentale e propagandistico. Lì, alla crèche, il presepio ci è entrato nel cuore, come una trafittura che non sarà facile cancellare. Non abbiamo più bisogno di parole. Vogliamo solo vivere il Natale, abbracciando il Bambino, in silenzio.

Buone feste!

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