SANTA PASQUA 2021

PROFUMO DI PASQUA

 

Carissimi amici,

con questo breve messaggio desideriamo porgervi il nostro augurio di Pasqua.

Le parole che vogliamo comunicarvi sono tutte scritte nelle pagine della Scrittura che abbiamo letto in questi giorni.

Ma c'è una pagina del Vangelo, che è come una premessa alle altre che abbiamo meditato, e che può essere letta come una "profezia" della vita cristiana. E' la cena di Betania, narrata nei vangeli di Marco, Matteo e Giovanni.

L'episodio vede un intreccio di relazioni, le più diverse. C'è la curiosità di molti, che si avvicinano alla casa solo per vedere Lazzaro, che Gesù aveva chiamato dalla tomba; l'ostilità dei capi dei sacerdoti, che nutrono malvagi pensieri di morte; l'attivismo di Marta, che sembra non accorgersi della presenza del Signore; il silenzio di Lazzaro, apparentemente indifferente a quello che sta succedendo; la mentalità mercantile dei discepoli, che vivono in un angusto orizzonte dove prevale la logica mondana del guadagnare e perdere, del dare e avere. Atteggiamenti di ieri, presenti anche nella chiesa di oggi.

E c'è Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro, che sorprende tutti.

Essa, come sappiamo, unge i piedi di Gesù con un olio profumato, di grandissimo valore, e li asciuga con i suoi lunghi capelli.

Questo gesto, così lontano dai pensieri e dalla vita di tutti i presenti, va al cuore del mistero di Gesù, e ha la forza di introdurci direttamente dentro il significato della settimana santa e della Pasqua.

Sì, noi siamo entrati nei giorni della settimana santa, come fossimo entrati nella sala di un banchetto,  ma forse anche noi siamo lì come era presente Lazzaro, che non dice una parola e sembra essere interessato solo alla cena; o forse possiamo assomigliare a Marta, tutta intenta a preparare la festa, come quelli che, nei giorni che precedono le grandi solennità,  devono mettere a lustro ogni cosa, sprecando tutte le loro energie; ma anche i discepoli ci possono rappresentare bene: così bravi a sembrare attenti agli altri, mentre invece sono guidati solo dal loro interesse e dal loro calcolo. E se assomigliassimo anche ai sacerdoti, quelli descritti in questa pagina di vangelo, che coltivano apertamente progetti omicidi e pensieri di inaudita violenza? Rimane vero che, anche nelle comunità dei cristiani, si celebrano riti religiosi, ma si denunciano i fratelli per l'eredità, per un confine, per un torto subito, e difficilmente si riesce ad entrare nella logica del perdono e dell'amore, che va oltre la misura - pur necessaria- della giustizia.

Maria è l'unica che va al cuore delle cose, al cuore della fede, perché la fede è solo amore, relazione dell'Amato con l'amata.

E' questo che vi auguriamo a Pasqua: di avere dentro di voi una fede così, un cuore colmo di tenerezza e di appassionato amore.

Troppe volte, anche in questo snervante e infinito tempo di pandemia, siamo tentati di venir meno per la stanchezza e la perdita di fiducia. Siamo esausti e privi di forza. E anche l'amore si può spegnere, quell'amore che pure nelle nostre chiese si diffonde ormai raramente, perché i pastori possono essere sopraffatti da urgenze più materiali e da problemi più incombenti. Ma niente è più necessario e urgente dell'amore!

Una religione appiattita sulle cose da fare, sul calcolo e la conservazione dell'esistente, sui bronzi da lucidare e sui candelabri da esibire nei giorni solenni, non serve a nulla.

Allora anche noi, come Maria, dobbiamo rompere qualcosa. C'è da rompere il vaso che trattiene il profumo. C'è da rompere ciò che trattiene l'amore, senza più esitare, se davvero vogliamo fare Pasqua, se vogliamo che le stanze del mondo intero siano inondate di profumo. Tutto quello che ci è stato dato, infatti, non è per noi, ma per la vita del mondo. Dice il Vangelo: «tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo».

Carissimi amici, vogliamo dirvi ancora una cosa: il 27 giugno don Giorgio ringrazierà il Signore per i 50 anni della sua ordinazione presbiterale, e  Don Alberto, Loredana e Maria Cristina ricorderanno i 25 anni della loro professione monastica, avvenuta il 29 agosto 1996. A tutte queste importanti ricorrenze se ne aggiungerà un'altra: Cristina, che ha iniziato il suo cammino in comunità sei anni orsono, domenica 12 settembre si consacrerà per sempre al Signore, nella nostra famiglia monastica.

Che cosa chiediamo al Signore, nonostante i nostri limiti e le nostre infedeltà? Chiediamo che continui ad accendere in noi la fiamma dell'amore, che la alimenti con nuova legna, perché anche il nostro amore può indebolirsi e venir meno; chiediamo che vinca le nostre paure e le nostre resistenze: anche noi monaci possiamo voler tenere per noi i doni ricevuti, nel timore di perderli. Il Signore ci renda capaci di un amore oltre le regole, oltre le misure normalmente consentite, le procedure, le pratiche di normalizzazione e di istituzionalizzazione del dono. Ci renda capaci del gesto straordinario di Maria. Ci insegni come si fa a rompere il vaso e ungere i piedi di Gesù. Ci insegni a odorare il profumo che si espande, e a inebriarci.

Vorremmo aggiungere anche questo, sperando che non sia una richiesta eccessiva e presuntuosa: noi siamo contenti della vita, pienamente umana, che il Signore ci ha dato da vivere. Saremmo più che contenti di poter accogliere ancora altri fratelli e sorelle nello spazio del nostro cuore e della nostra casa, perché questa è la logica dell'amore.

 

Cristo è risorto dai morti

calpestando la morte con la morte,

e ai dormienti nei sepolcri

ha donato la vita.

 

I fratelli e le sorelle di Marango  

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