Vediamo il Risorto nella sua misericordia

Briciole dalla mensa - 3° Domenica di Pasqua (anno B) - 15 aprile 2018

 

LETTURE

At 3,13-15.17-19   Sal 4   1Gv 2,1-5   Lc 24,35-48

 

COMMENTO

 

«Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!"». L'apparizione del Risorto ai suoi discepoli non è semplicemente una sua collocazione fisica nel luogo dove si trovavano riuniti: infatti Gesù «sta in mezzo a loro come colui che serve» (Lc 22,27). Il Risorto si offre e si dona, gratuitamente e per amore, ponendosi al loro servizio, facendosi ancora loro servo. Soltanto in questo modo è possibile che si instauri una vera presenza, cioè una vera esperienza di incontro: come avviene in tutte le relazioni. Gesù, nella sua condizione di risorto dai morti, vive in piena comunione, umana e divina, con noi, continuando a porsi al nostro servizio: questa è la sua costante e perenne presenza in mezzo agli uomini, «fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), cioè sino a che questo mondo non finisca tutto nel regno di Dio.

 

«Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma... "Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho"». I discepoli faticano a credere nel Risorto perché lo considerano staccato dalla loro condizione: una specie di spirito o di essere celeste. Per credere nella risurrezione è necessario, invece, entrare in contatto - attraverso e dentro la nostra dimensione umana («toccatemi e guardate») - con l'umanità di Gesù Cristo risorto dai morti.
Ancora oggi, anche fra i cristiani "praticanti", c'è chi crede nell'immortalità dell'anima; mentre la dimensione corporea, più immediatamente umana, scomparirebbe. No: il cristianesimo confessa la fede nella risurrezione della carne, cioè della nostra umanità concreta e personale. Nella risurrezione diventeremo pienamente noi stessi: persone umane con la propria identità, nella realizzazione delle facoltà positive, attraverso la consumazione di tutte le fragilità che oggi sperimentiamo (queste sì che scompariranno, non il nostro corpo). Gesù risorto da morte si fa proprio sperimentare dai suoi discepoli nella sua condizione di uomo, nella cui realtà si manifesta tutta la presenza di Dio nella vittoria sulla morte e nel dono di una nuova umanità, nella quale Gesù ritrova veramente se stesso. Ignazio di Antiochia, vescovo e martire del primo secolo, affermava: «Io so e credo che anche dopo la risurrezione il mio Signore è nella carne».

 

Ma questa carne del Risorto porta i segni della sua passione e morte: «Guardate le mie mani e i miei piedi». Il Risorto va incontrato oggi nella carne dei sofferenti. Il credere nell'immortalità dell'anima porterebbe a uno spiritualismo incapace di prendere sul serio il dolore del mondo. La fede nella risurrezione della carne, invece, riconosce la presenza di Gesù risorto quando tocca la carne ferita e umiliata dell'uomo, quando crea l'incontro tra il mistero del Risorto e il mistero del male del mondo. «E dicendo questo, mostrò loro le mani e piedi»: il Risorto ha un corpo piagato e segnato dal male subito. In questo modo Egli vive una piena solidarietà con i piagati e le vittime del male di oggi e di ogni tempo. Lì va incontrato dalla Chiesa: in quei corpi sofferenti che sono presenti fra noi.

 

Ma c'è un altro corpo, oltre a quello del Risorto, che è necessario toccare e nel quale è necessario credere: Gesù risorto indica l'importanza delle Scritture. «Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosé, nei Profeti e nei Salmi». La parola di Dio ci rivela tutto il piano e l'opera di salvezza di Dio. E il Gesù pasquale è il realizzatore di tale disegno di salvezza del Padre, per cui non potremmo cogliere nella fede la figura di Gesù Cristo se non avessimo le Scritture che lo annunciano.
Ma anche la Parola vive un processo di morte e risurrezione. Ha bisogno, infatti, di essere continuamente compresa alla luce di Cristo. Lui è tutta la misericordia e l'amore del Padre, e ogni espressione della Bibbia ha bisogno di questa chiave interpretativa per essere correttamente compresa. La carne di Gesù è la disponibilità continua e incondizionata del Padre nei confronti di ogni uomo. «Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture». «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno». È proprio quella carne risorta di Cristo con le sue piaghe che spiega le Scritture.

 

«Nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati». Il Signore è per tutti, senza alcuna esclusione o preclusione. Gli stranieri non sono dei diversi da noi: sono, alla luce della fede, l'espressione dell'ampiezza che il messaggio del Vangelo vuole raggiungere.
Interpreto i due elementi della conversione e del perdono come un'endiadi: la conversione consiste nel perdono dei peccati. Questo significa che convertirsi non comporta sforzarsi di migliorare il proprio comportamento morale. Vuol dire, invece, accorgersi che il Signore ci previene nell'amore, in modo molto concreto e pertinente alla nostra condizione umana: rapportandosi con noi solo attraverso la sua misericordia.
«Di questo voi siete testimoni». Certamente ci si riferisce a tutto ciò che precede: l'aver toccato la carne piagata e risorta di Cristo, il ricevere le Scritture come profezia della Pasqua, avere il Risorto come chiave interpretativa delle stesse Scritture... Ma ciò che sigilla tutto è la missione di portare a tutti gli uomini la misericordia del Padre in Gesù Cristo, l'unica realtà che ha la capacità di cambiare in bene la vita dell'uomo.

 

Alberto Vianello

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