Un Dio senza tonaca

Briciole dalla mensa - Battesimo del Signore (anno B) - 7 gennaio 2018

 

LETTURE

Is 55,1-11   Da Is 12   1Gv 5,1-9   Mc 1,7-11

 

COMMENTO

 

La festa del battesimo di Gesù è un ulteriore esperienza della sua manifestazione, che abbiamo celebrato nell'Epifania. Infatti il racconto del battesimo ci rivela che, nell'uomo Gesù, «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9). Così, la nostra vita non è un processo verso la morte, ma un'affascinante cammino di scoperta di Dio dentro l'esperienza umana.

 

Giovanni Battista presenta il suo battesimo attraverso lo scarto che esso ha con il battesimo portato dal Messia: «Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Il suo battesimo era «mediante l'acqua»: l'immersione nell'acqua, simbolo di morte, era il riconoscimento pubblico della condizione di estrema fragilità dell'uomo lasciato a se stesso. Questo era il modo, proposto dal Battista alla gente, per prepararsi alla venuta del Messia atteso e da lui annunciato: chi riceveva tale battesimo confessava di essere povero e di aver bisogno dell'intervento del Signore per cambiare (convertire) la propria vita.
Ebbene, Gesù stesso va al Giordano per sottoporsi anche lui a tale battesimo. Un fatto che, secondo il racconto di Matteo, suscita lo stupore e la perplessità dello stesso Battista (cfr. Mt 3,14). In effetti, quale bisogno aveva Gesù di presentarsi bisognoso di conversione, come gli altri uomini, lui, il Figlio di Dio!? Teniamo conto che il ricevere il battesimo da Giovanni è, per Gesù, quasi un gesto programmatico che "inaugura" la sua vita pubblica. Per lui risulta importantissimo iniziare da qui: dall'essere un uomo come gli altri, uno che ha bisogno, di fronte a Dio e alla sua stessa umanità, di mettersi in discussione e di avviare un nuovo percorso.
Facendosi battezzare, Gesù realizza e ci mostra la sua autentica solidarietà con la nostra condizione fragile di persone umane. Ma è una solidarietà "non costruita", non è un atteggiamento artefatto: Gesù si sente proprio come tutte le altre persone umane, pur avendo ormai coscienza del suo essere il Figlio di Dio mandato sulla terra a realizzare la salvezza. Gesù non si considera davvero migliore degli altri uomini. In questa maniera ci offre in sé il modello del vero credente, perfettamente opposto al fariseo che osserva tutta la Legge e con questo vanto si presenta davanti a Dio: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini...» (Lc 18,11). In tutta la sua vita, Gesù non ha mai mostrato una qualche forma di presa di distanza dall'uomo che si trova nella condizione di povertà, anche morale. Un'affermazione della sua giustizia l'avrebbe inevitabilmente distaccato da noi e posto in posizione di giudizio nei nostri confronti. Ha combattuto con decisione, e senza scendere ad alcun patto, il male che prende l'uomo, ma sempre si è fatto prossimo alle ferite umane, con un autentico atteggiamento di comprensione e di solidarietà. In nessun modo ha voluto distinguersi, dire di sé a partire da ciò che ha di diverso dagli altri; come talvolta si aspetta che siano gli uomini religiosi. Gesù non ha mai "vestito la tonaca" per mostrare che era diverso. Proprio perché era diverso ha voluto essere come noi.

 

Per questo, papa Francesco, fin dall'inizio del suo ministero, si adopera per una Chiesa non solo accanto ai poveri, ma povera anch'essa. Perché chinarsi sui poveri non vuol dire semplicemente fare qualcosa per loro: comporta, invece, essere solidali con la loro condizione, cioè essere come loro, nella loro stessa condizione, in nulla diversi o migliori. Perché questo è il vero modo per esprimere l'amore per loro. Come Gesù ci ha mostrato il suo amore per noi essendo realmente solidale con la nostra realtà povera, limitata e fragile. Si critica papa Francesco perché non si accetta lo scandalo del Vangelo: «Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3). Abbiamo di recente letto il testo di un autore che interpretava quel «in spirito» nel senso di «fino allo spirito», cioè fino alla profondità più totale. Se non si è poveri fino alla radice della propria umanità, non lo si è veramente. Gesù è stato il vero povero fino allo spirito, per essere veramente con noi, e aprirci così alla prospettiva di un'umanità riscattata e liberata.

 

Colui che ha ricevuto tale battesimo di solidarietà con noi «attraverso l'acqua», diventa colui che ci battezza tutti «nello Spirito Santo»: ci immerge in tutta la vita di Dio, per far sì che l'uomo appartenga a Dio, come i figli appartengono al padre, totalmente solidali con il Padre celeste. Significa che ormai ogni uomo accede, grazie allo Spirito, alla comunione con Dio, non attraverso il tempio o un'altra istituzione religiosa, ma attraverso l'umanità vera di Gesù, il Messia.
Il corpo di Gesù ha visto «squarciarsi i cieli», segno della relazione che prende vita fra cielo e terra. Ha visto poi «lo Spirito discendere verso di lui come una colomba», instaurando in modo definitivo la comunione del Padre con il Figlio e, attraverso di lui, anche con tutti noi. E ha udito «la voce dal cielo» che proclama il pieno riconoscimento e compiacimento di Dio, proprio con quella povera umanità di Gesù, ma così ricca di solidarietà con noi. Così Gesù si manifesta a noi come vero Dio perché  vero uomo.

Già i Padri dicevano che la vita cristiana consiste essenzialmente nel vivere il proprio battesimo. Immersi in Dio, nello Spirito Santo, siamo chiamati a un cammino non di distacco dalla nostra umanità, ma di assunzione sempre più piena di essa. Dobbiamo essere sempre più responsabili della bellezza di essere uomini e donne. Vuol dire essere coinvolti, partecipi, chiedendoci sempre come sia possibile dare il proprio contributo (magari piccolo, ma responsabile) alle situazioni critiche che possiamo incontrare. Il mondo cambia, se iniziamo a cambiare noi stessi, se ci sentiamo partecipi, solidali, non migliori degli altri, come ci ha mostrato Gesù.

 

Alberto Vianello

 

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