Tutto inizia nel deserto

Briciole dalla mensa - 2° Domenica di Avvento (anno C) - 9 dicembre 2018

 

LETTURE

Bar 5,1-9   Sal 125    Fil 1,4-6.8-11   Lc 3,1-6

 

COMMENTO

Il Vangelo di Luca pone l'inizio del ministero di Giovanni Battista - e quindi il compimento dell'opera di salvezza in Gesù Cristo, che il Battista viene ad annunziare - in un contesto politico e sociale che opera proprio in senso opposto alla salvezza, cioè al bene dell'uomo. «Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare...»: è l'esteriorità esaltata della storia degli uomini. E anche il potere religioso esibisce gli intrighi delle sue gerarchie: infatti, oltre al nome del sommo sacerdote in carica, Caifa, si fa anche quello di suo suocero Anna, che lo era stato in precedenza e, di fatto, continuava a controllare quella carica prima attraverso i figli e ora attraverso il genero. È in questo contesto così contraddittorio e negativo che «la parola di Dio venne su Giovanni, nel deserto», cioè in tutt’altro luogo rispetto a quello del potere.
Anche al nostro contesto attuale non mancano i Tiberio Cesare, i Ponzio Pilato e i vari re fantocci, oltre ai religiosi gelosi del potere. Quello che ci manca, però, sono gli uomini come il Battista che, con la loro presa di distanza e con la loro contestazione del potere, sia politico che religioso, sappiano farsi trasparenza della Parola.
Infatti, non dobbiamo immaginarci che sia avvenuto una specie di fenomeno esteriore, una discesa fisica ed eclatante della parola di Dio sopra Giovanni. Credo che il Vangelo di Luca voglia indicarci come costituisca una condizione favorevole per lasciarsi plasmare dalla Parola quella di un uomo che vive stabilmente in luoghi periferici  (per essere estraneo ai giochi di potere) e che faccia della sua marginalità una situazione favorevole per lasciar dispiegare su di sé la potenza della Parola, fino a darle nuova forma, a servizio di Dio e della sua opera di salvezza. La parola di Dio è libera perché cerca solo uomini liberi dal potere che la traducano nella storia.

 

«Le folle andavano a farsi battezzare da Giovanni» (Lc 3,7), ma non pensiamo che questo convergere sia stato così immediato. Immagino che il Battista abbia fatto risuonare a lungo la sua voce nel deserto, dove è vissuto tutta la sua vita, cioè nel nascondimento e nella marginalità, e ne abbia patito tutte le conseguenze di una non-considerazione e di un non-ascolto, come si addiceva a un luogo che non attirava nessuno e non forniva alcuna soddisfazione immediata. Una corretta strategia comunicativa lo avrebbe dovuto portare a Gerusalemme a far il suo annuncio. Invece il deserto misura la fragilità della vita dell'uomo, lo costringe all'essenziale e lo mette a confronto con l'ansia di non trovare ciò che serve per provvedere a se stessi. Ma proprio questa situazione esistenziale, che toglie all'uomo ogni illusione su se stesso, permette alla parola di Dio un lavoro su di lui che lo rende poi capace di cogliere l'essenziale e di comunicarlo agli altri. E questo essenziale è che l'uomo ha bisogno di convertirsi, abbandonando ciò in cui pone la propria fiducia secondo logiche umane, e di aprirsi con fiducia all'azione di Dio su di lui. Infatti, non a caso, il deserto è il luogo nel quale Dio, sposo del popolo d'Israele, vuole condurre la sua sposa per farla innamorare di nuovo, dopo tanti suoi tradimenti (cfr. Os 2,16-25). Perciò, il battesimo di conversione «per il perdono dei peccati» che Giovanni predica è il frutto della sua stessa esperienza di povertà umana e di bisogno del Signore.
L'ateismo pratico che si afferma sempre più nella nostra società - al netto di ignoranti strumentalizzazioni della croce e del presepe - è dovuto alla pretesa dell'uomo di bastare a se stesso e, perciò, di non aver bisogno di Dio. E anche se l'uomo sperimenta la fragilità della propria condizione, preferisce affidarsi a mezzi altrettanto fragili e contraddittori: come lo scaricare la responsabilità sugli altri o il rifugiarsi in dimensioni effimere e assurde (per esempio: più siamo in crisi e più soldi spendiamo nel gioco).

 

Oggi la Chiesa deve fare come Giovanni Battista. Deve porsi ai margini di una società dominata dall'esaltazione del potere e dell'egoismo - non con disprezzo, ma con una inequivocabile presa di distanza - e deve accettare di ritrovarsi con quelli che abitano quella marginalità, non per scelta ma perché scartati della società. Solo in tale situazione di periferia e di deserto può far risuonare alta e libera la voce del Vangelo: «Preparate la via del Signore... Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». La prospettiva, l'orizzonte grande, il fine di tutto è solo questo: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alla lettera suona più provocatorio: «Ogni carne». Sta a dire che non c'è alcuna esperienza umana, per quanto povera e contraddittoria, che non venga raggiunta dalla salvezza di Dio. Ricordiamo che «salvezza», nella Bibbia, non vuol dire solo liberazione dal male, ma soprattutto vuole dire apertura di relazione vera e intima con il nostro Signore. Essa raggiunge ogni carne perché è iniziata nel deserto, luogo dove l'uomo sperimenta tutta la fragilità della sua carne, luogo appunto di prova, ma anche di Grazia.
A chi ascolta la voce nel deserto spetta l'impegno di «fare diritti i sentieri». L'immagine del profeta Isaia, che il Vangelo cita, vuol indicare che la salvezza è solo dono del Signore che raggiunge l'uomo, senza che questo possa avere la pretesa di corrispondervi in qualche modo con le sue opere o il suo sapere. Ma l'uomo ha la responsabilità di rendere lineare questo percorso di avvicinamento a sé dell'azione salvifica di Dio, togliendo gli impedimenti che rendono tale via più tortuosa. Se Dio viene a salvare ogni uomo e tutto l'uomo, come ci si può mettere nell'atteggiamento di condanna di un altro uomo che è nostro fratello? Dobbiamo pensare, soprattutto in questi giorni, alla condanna politica di impedirgli di essere accolto nella società, oppure alla condanna religiosa di peccatore perché si trova in situazioni sanzionate dalla legge morale. Se noi non ci facciamo salvezza per il fratello, la salvezza di Dio dovrà fare complicatissimi e inarrivabili giri per raggiungerci!

 

Alberto Vianello

 

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