Ritorno all'uomo

Briciole dalla mensa - 2° Domenica di Avvento (anno B) - 10 dicembre 2017

 

LETTURE

Is 40,1-5.9-11   Sal 84   2Pt 3,8-14   Mc 1,1-8

 

COMMENTO

Oggi è fortemente necessario un nuovo «inizio del vangelo di Gesù, Cristo»: inizio della buona notizia che è Gesù, Cristo. Dobbiamo riconoscere infatti che noi non siamo assolutamente arrivati a un compimento della vicenda umana, nonostante le pretese del progresso tecnologico, tanto è vero che ci troviamo nella situazione di non aver addirittura iniziato: vedendo come va il mondo dobbiamo ammettere che abbiamo ancora tutto il cammino da compiere. È finito il tempo delle idee e dei progetti, bisogna iniziare il percorso effettivo, perché l'umanità muore se rimane ancora ferma.
L'unico vero inizio e l'unico percorso possibile è solo quello di Gesù Cristo. Non è integralismo religioso. Solo un Dio che da uomo percorre questa strada può rendere possibile un cammino umano. Solo un Dio che in una carne come la nostra vive la pace, la giustizia, l'amore e la cura per l'altro, l'attenzione al povero può dare futuro alla nostra umanità.

 

Questo cammino è annunciato e percorso nel «deserto»: luogo di massima precarietà della vita, condizioni di povertà e di bisogno. Nel deserto ci sono solo due possibilità: o si rimpiange la schiavitù precedente al cammino di liberazione, come ha fatto il popolo di Israele; oppure ci si affida a Dio, come ha insistito Mosé, e così si scopre, stupiti, il suo aiuto che non fa mancare il necessario per proseguire il cammino. Da luogo sfavorevole, il deserto si trasforma in luogo provvidenziale per il nostro cammino, perché solo quando ci riconosciamo poveri siamo disponibili a sperimentare la cura del Signore per la nostra vita.
Non si auspica un ritorno a una povertà economica (che comunque è vissuta da una buona fetta di umanità, che noi teniamo fuori delle nostre porte): però abbiamo assoluto bisogno di essere spogliati dei nostri pregiudizi e condanne degli altri, dell'arroganza di chi sa come dovrebbero andare le cose e le pretende solo dagli altri, degli atteggiamenti di tale rifiuto delle posizioni diverse dalle proprie da sfociare nell'insulto e nel disprezzo totale.

 

Per questo non solo un luogo si fa deserto, ma anche una persona rende deserta la propria vita per ridurla all'essenziale che è Dio: questo uomo, ci narra il Vangelo, è Giovanni, che ci invita alla conversione.
Ci siamo tutti allontanati dall'uomo, non rispettando noi stessi e gli altri; per questo abbiamo bisogno di conversione, di un ritorno all'uomo, soprattutto l'atteggiamento di "umanità" verso le altre persone. Giovanni è descritto vivere una vita povera, per essere coerente con ciò che predica: dobbiamo riconoscerci tutti bisognosi, bisognosi di cambiar vita, poveri che attendono di essere fatti ricchi da Colui che si è fatto povero per noi (cfr. 2Cor 8,9). Giovanni lo dice con la sua carne, prima ancora che con le sue parole e i suoi gesti.
Forse la disaffezione dalla fede nasce anche da un certo comportamento della Chiesa che, invece di dire come Paolo «il primo dei peccatori sono io» (1Tm 1,15), ha «imposto sulle spalle della gente fardelli pesanti e difficili da portare, ma non vuole muoverli neppure con un dito» (cfr. Mt 23,4).
In ogni modo dobbiamo tutti farci "facilitatori" della strada del Signore: questa è la parola di Dio che Giovanni incarna. Perché, in definitiva, è il Signore che fa il cammino, come è stato per il popolo nel deserto: condotto su ali di aquila. Eccessive depressioni o, all'opposto, innalzamenti vertiginosi del proprio io, tortuosità di percorsi incerti sono gli ostacoli che noi poniamo al cammino, rallentamenti all'efficacia della benevolenza e del favore divini per noi.

 

Non sappiamo se storicamente Marco esageri: «Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme». Certamente la religione ufficiale, formale e corrotta, portava la gente a cercare nuove e autentiche linfe di fede, fra le quali, come sempre, si insinuavano anche forme settarie. Oggi, invece, viene a mancare la ricerca di fede, oppure è sepolta sotto uno spesso strato di religione fai-da-te: ben pochi oggi andrebbero in cerca di Giovanni. Ma egli mantiene intatto il fascino e la forza di chi ci mostra - con la sua vita veramente scarna ma fatta di parola di Dio vissuta e annunciata - la libertà dalle mode, la coerenza della povertà vissuta, il rifiuto di ogni potere, l'accoglienza senza pregiudizi di tutti quelli che vogliono veramente cambiare vita riconoscendo i propri sbagli, l’impegno a indicare l'orizzonte del mondo che è il Cristo veniente. Davvero solo una tale figura può corrispondere alla radicalità di Dio fattosi uomo, che celebreremo a Natale.

 

Giovanni ci dice una sola cosa di Cristo: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ma lo dice con l'efficacia di chi misura, per questo, la sua sproporzione: «E’ più forte di me, io non sono degno...». Giovanni non vuole mettere in evidenza la sua pochezza: vuole esaltare la grandezza dell'opera del Signore, sempre smisurata e sovrabbondante. Ricevere da Cristo di essere immersi addirittura nello Spirito Santo, vuol dire essere totalmente imbevuti della vita di Dio, la vita per il futuro. Sarà nel momento della sua morte in croce che Gesù affonderà su tutto il mondo tale dono vivificante: così la sua morte vince ogni morte. Il futuro è già dentro questo mondo. In ogni uomo, per quanto formalmente lontano o ignaro rispetto a Dio, c'è già tutta la sua presenza vivificante. Il cammino da iniziare, allora, è un ritorno a casa, alla casa di Dio che diventa la casa dell'uomo.

 

Alberto Vianello

 

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