L'amore politico di Gesù

Briciole dalla mensa - 16° Domenica T.O. (anno B) - 22 luglio 2018

 

LETTURE

Ger 23,1-6   Sal 22   Ef 2,13-18   Mc 6,30-34

 

COMMENTO

Attraverso le parole di Geremia, Dio condanna «i pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo (prima Lettura). Essi sono il re, i capi politici e militari del popolo. Il motivo è espresso nei versetti precedenti: «Guai a chi costruisce la sua casa senza giustizia e i suoi piani superiori senza equità, fa lavorare il prossimo per niente, senza dargli il salario» (Ger 22,13). Chi ha l'autorità, invece, deve «[dice il Signore] tutelare la causa del povero e del misero e tutto va bene; non è questo che significa conoscermi?» (Ger 22,16). Anche nella nostra società, gli ultimi, ovvero gli immigrati, sono rifiutati o sfruttati; non sono nemmeno considerati come noi, ma una razza inferiore! Noi abbiamo tutti diritti e ci spettano tutte le risorse. Loro hanno solo molti obblighi e devono accontentarsi delle briciole, ma a casa loro.
Geremia annuncia che Dio non può accettare tutto questo: «Io vi punirò per la malvagità delle vostre opere»; perché «i tuoi occhi e il tuo cuore non badano che al tuo interesse, a spargere sangue innocente, a commettere violenze e angherie» (Ger 22,17). Dio interviene in modo radicale, prendendo posizione e denunciando l'iniquità di chi ha il potere e rifiuta di aiutare chi si trova nel bisogno. Dio stesso si prenderà cura del suo gregge, perché ha visto che è stato disperso e abbandonato dai pastori. Tutta la sensibilità e l'attenzione del Signore va per la condizione di povertà e fragilità del suo popolo.

 

Nel brano del Vangelo, Gesù mostra la stessa passione per la gente. Quando vide la folla che lo aspettava «ebbe compassione di loro». Il verbo letterale esprime lo sconvolgimento delle viscere materne per il proprio bambino: è l'immagine umana più forte per esprimere l'amore più grande. Questo sentire così profondo di Gesù è provocato dalla povertà della gente abbandonata a se stessa: «Perché erano come pecore che non hanno pastore». Gesù chiama così in causa i responsabili religiosi e civili del popolo: essi non si preoccupano del popolo o non sono capaci di farlo. Per questo il popolo è lasciato a se stesso e soprattutto le classi povere ne soffrono le conseguenze. Gesù esprime una vera passione per il suo popolo: non tanto spirituale, quanto concreta, potremmo dire "politica". Il disorientamento della gente, il non avere dei capi che promuovono il bene comune suscita tutta la passione d'amore di Gesù. Lui è venuto a portare il bene per tutti: Lui stesso è il Bene, che deve essere a favore di tutto il popolo, soprattutto di coloro che non possono provvedere a se stessi. Gesù è così in piena linea con la rivelazione di Dio nell’A.T.: «Dice il Signore: ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto... conosco le sue sofferenze. Sono sceso a liberarlo» (Es 3,7-8). È l'attenzione e la cura che Dio ha per il suo popolo che detta tutti i suoi interventi: il volto di Dio si è rivelato nella sua passione per il popolo.

 

Per questo Gesù accoglie la gente e si intrattiene con essa. Anche se il suo progetto era perfettamente l'opposto: aveva preso con sé gli apostoli per condurli «in disparte, in un luogo deserto». Lo scopo era prendersi un po' di riposo, perché c'era tanta gente tanto che «non avevano neanche il tempo di mangiare». Ma su tutto prevale la ricerca della gente: il resto viene subordinato all'opera per il bene comune. Non è vera fede quella che cerca solo il proprio benessere, o quello di un gruppo ristretto. Bisogna accettare di essere una piccola manciata di sale, in una grande massa di cibo; oppure una piccola luce, in un luogo vasto e tenebroso. Bisogna salare e illuminare, diventando cibo saporito e ampio spazio illuminato. Vuol dire mettere a disposizione il proprio piccolo bene per tutti, perché tutti possano così accrescere un po' la dignità della propria vita.

 

Su questo tema la seconda Lettura sviluppa un aspetto di fede ancora più stringente: Cristo «è la nostra pace». Lui è la pienezza dei doni divini. Il primo e più corrispondente effetto di ciò è la comunione fra realtà umane diverse. Lui ha abbattuto quel muro di divisione che separa gli uomini, che è «l'inimicizia». Il male, infatti, non separa solo da Dio, ma fa vedere un uomo simile a se stessi come un nemico. Quanto è attuale oggi, che ci sentiamo minacciati da tutto ciò che non è perfettamente uguale e corrispondente a noi stessi! Anche la Legge religiosa, dice la lettera agli Efesini, ha contribuito a creare divisioni fra le persone, separazioni fra quelle che sono "in regola" e quelle che non lo sono. Gesù, con il dono della sua vita («la croce») ha eliminato ogni discriminazione fra gli uomini. Nessuno può più dirsi migliore o diverso rispetto a un altro. Perché l'opera di Gesù Cristo ci ha resi «vicini», da «lontani» che eravamo fra noi, e poi ci ha avvicinato a Dio: «Possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito». Siamo veramente accomunati da questo grande e stupendo destino, che ci avvicina e ci affraterna tutti. Questa è la grande azione "politica" di Gesù, e questa fraternità illimitata deve essere il nostro sguardo politico sul mondo.

 

Alberto Vianello

 

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