Dalla parte del popolo

Briciole dalla mensa - Natività di Giovanni Battista - 24 giugno 2018

 

LETTURE

Is 49,1-6   Sal 138   At 13,22-26   Lc 1,57-66.80

 

COMMENTO

La nascita di Giovanni Battista è l'inizio del compimento di tutte le promesse di salvezza che Dio ha rivolto al suo popolo d'Israele. Egli, infatti, sarà chiamato ad annunciare la venuta del Messia, che riconoscerà in Gesù. Per questo la Chiesa dà molto rilievo alla sua venuta alla luce, celebrandone la festa.
Dobbiamo prendere sempre più coscienza del fatto che il Figlio di Dio fatto uomo - anche se supera le attese del suo popolo ed è venuto per tutti gli uomini, non solo per Israele - tuttavia è il coronamento del rapporto di Dio con l'uomo: un grande e fecondo rapporto iniziato con Abramo. Perciò non possiamo cogliere nella fede la figura di Gesù se non riandiamo a tutto quel patrimonio di fede che è l'A.T. Altrimenti rischiamo anche noi di essere apostrofati da Gesù come «lenti di cuore nel credere», com'è capitato ai due discepoli di Emmaus, se non ascolteremo la Parola delle Scritture antiche che profetizzano (nella sostanza, non nella forma) Gesù e la sua Pasqua. E Giovanni Battista viene a proclamare l’«oggi» di tutto l'A.T., indicando proprio in Gesù il suo compimento.

 

Alla nascita di Giovanni da Elisabetta, la gente riconosce «che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia». È la cifra di quell'affermazione dell'angelo a Maria che «nessuna parola è impossibile a Dio»: la fecondità di una vergine o di una anziana sterile come Elisabetta. Non c'è nessuna realtà umana, per quanto sia piccola e povera, che non possa essere fecondata di vita dalla Parola del Signore. La storia definitiva di Dio con l'uomo inizia con questa sua carezza di misericordia nei confronti di Elisabetta e Zaccaria, affaticati dagli anni e dalla vana attesa di un figlio. Proprio loro, che rappresentavano il fior fiore della religiosità: tutte e due, infatti, appartenenti a famiglie sacerdotali. Così essi diventano una manifestazione lampante che la Grazia divina travalica infinitamente ogni religiosità umana, per quanto sia fedele e santa. Così la misericordia divina non è solo un atto di perdono: può essere, invece, un atto di fiducia verso chi ha sperimentato che poco vale la propria fedeltà a Dio, se non è fecondata dalla sua Grazia.

 

L'ambiente familiare di Elisabetta e Zaccaria vuole inserire il bambino dentro la tradizione religiosa e la sua storia familiare, chiamandolo con il nome di suo padre. E rimangono tutti stupiti quando i genitori, invece, gli vogliono mettere il nome di Giovanni, come era stato chiamato dall'angelo: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Invece, quel bambino appartiene a loro perché appartiene a Dio, che ha disegnato per lui la più grande missione: «Camminerà innanzi a Lui con lo spirito e la potenza di Elia» (Lc 1,17). Il Signore ha voluto che l'annunciatore della venuta del Messia nascesse nella più radicata tradizione religiosa di Israele: questo è il grembo fecondo da cui ha assunto la sua umanità, per mostrare la fedeltà di Dio al suo popolo. Ma, attraverso quel bambino, Dio vorrà dichiarare anche il limite e il superamento di quella tradizione. Così suo padre Zaccaria gli darà il bellissimo titolo di «profeta dell'Altissimo»: non sarà un sacerdote della tradizione, ma il profeta, il portatore della Parola più grande, quella che proclama che la Parola stessa si fa carne. E quella Parola sarà il vero luogo dove l'uomo incontrerà il suo Dio.
E subito si manifesta questa originalità del futuro Battista. Infatti il racconto dice che «visse in regioni deserte»: colloca la propria vita in luoghi marginali, periferici e poveri; lontano da qualsiasi centro di potere. La sua figura affascinerà molti, proprio perché limpida, autentica e vicina alla vita quotidiana della gente: questo è il luogo vero di ascolto della Parola.
Anche oggi la Chiesa è chiamata ad una esigente autenticità. Molti, infatti, si presentano come sostenitori della causa della gente ma, in verità, cercano il consenso unicamente per il proprio potere. Solo Dio è veramente dalla parte del popolo; e gli uomini di Dio sono quelli che si spogliano di ogni pretesa per sé e prendono parte alla sorte della gente, stando con gli ultimi. Ma è solo la Parola di Dio che può far sposare la causa della gente semplice e povera. Perché solo la Parola porta ad amare i più bisognosi e a prendersene cura, come fa Dio.

 

La nascita del bambino Giovanni apre finalmente la bocca e scioglie la lingua di Zaccaria suo padre. Era rimasto muto dall'annuncio dell'angelo che riguardava proprio il concepimento e la nascita del Battista: «Perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a suo tempo» (Lc 1,20). Zaccaria non ha potuto più dire la parola finché essa non sia diventata storia, e storia di salvezza, come è sempre la Parola del Signore.
Zaccaria non aveva creduto alla sua stessa preghiera, perché l'angelo gli si era presentato durante il suo ufficio liturgico proprio per annunciargli che la sua richiesta a Dio di avere un figlio veniva esaudita. Ma egli aveva reagito con scetticismo, a causa della loro età avanzata. In effetti, dobbiamo credere che ogni preghiera presentata a Dio non va mai a vuoto: Dio l'ascolta e la esaudisce, ma nei termini che Lui, come Padre, reputa che siano migliori per noi. Avere un figlio in tarda età è difficile da credere, ma bellissimo da accettare: perché significa che l'uomo è chiamato a farsi piena trasparenza della Grazia divina.
In ogni modo, il silenzio obbligato di Zaccaria ha fatto sì che, per nove mesi, sia stata Elisabetta a dire della meraviglia di questa Grazia all'opera: a dirlo attraverso il suo corpo che si gonfiava di vita, dono grande e gratuito di Dio. Elisabetta e Maria - e le donne in generale - sono davvero coloro che custodiscono la fede con la loro vita che si fa altra vita: non solo materiale, ma soprattutto spirituale; perché le donne sanno credere molto di più all'impossibile umano che, invece, in Dio, è il possibile del suo amore. Giovanni non sarebbe mai diventato il Battista se sua madre non solo non lo avesse custodito dal grembo, ma soprattutto l'avesse custodito nella fede: dono di Dio a lei e a Zaccaria, ma dono a tutto il popolo e a tutta la storia. Il più grande dono, perché viene a dire: «Ecco la salvezza!». Ma, prima che la Parola di Dio nel deserto, è sua madre Elisabetta a guidarlo, nella fede, nel dono divino della vita e della missione.

 

Alberto Vianello

 

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