Come vale l'offerta di un povero?

Briciole dalla mensa - 32° Domenica T.O. (anno B) - 11 novembre 2018

 

LETTURE

1Re 17,10-16   Sal 145   Eb 9,24-28   Mc 12,38-44

 

COMMENTO

Siamo nell'ultimo discorso di Gesù: è l'ultima sua consegna prima di consegnarsi. Il brano che leggiamo questo domenica inizia con un imperativo: «Guardatevi», che ritornerà altre quattro volte (cfr. Mc 13,5.9.23.33). «Voi guardatevi! Io vi ho predetto tutto» (Mc 13,23). Il cristiano ha il grande dono del Vangelo, che gli permette di essere messo in guardia e di essere così in grado di far discernimento in ogni situazione, soprattutto riconoscendo la realtà sostanziale, non facendosi cioè ingannare dal superficiale mostrarsi. Questo riguarda i fatti che trasformano la storia e le situazioni nelle quali i cristiani sono chiamati a testimoniare la propria fede anche con la compromissione di se stessi.
Il primo «guardatevi» è pronunciato da Gesù in riferimento agli «scribi»: non bisogna farsi ingannare dalla loro apparenza e bisogna testimoniare, invece, una fede che non cerca vantaggi umani, ma si spende per il regno di Dio. Con una particolareggiata e colorita descrizione, Gesù denuncia l’ipocrisia di questi uomini religiosi. Possiamo prendere alla lettera la parola «ipocrita»: teatrante, personaggio, maschera. Davvero gli scribi fanno della fede un bel teatro, ma nel quale non c'è alcuna rappresentazione della vita autentica. La loro ostentazione religiosa ha l'unico scopo di ottenere un riconoscimento e un consenso sociali: ricevere onori e primi posti. Nei rapporti con la società civile di oggi non si corrono più questi rischi: quando la gente scopre che sei credente ti guarda come se fossi un marziano. Ma all'interno della Chiesa il vizio di mostrarsi importante e di voler onori è ancora molto presente, perché si ha ancora una concezione sacrale e dottrinale del cristianesimo, e non si guarda a Gesù Cristo, che «ha svuotato se stesso» (cfr. Fil 2,6ss), invece di cercare una medaglia al merito.

 

Ma Gesù denuncia un altro particolare dell'ipocrisia degli scribi, che a me pare ancora più forte: «divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere». Davvero è il massimo: l'atto più iniquo e crudele (portare via ai più poveri) è giustapposto all'atto più espressivo della fede (pregare a lungo). Come si fa a pregare Dio (che, nella Bibbia, per antonomasia, è il difensore dei poveri) e contemporaneamente compiere l’ingiustizia più grande di colpire chi non può difendersi!? Come si fa oggi a pregare e contemporaneamente a portare via il futuro a chi lo cerca su una terra che non è nostra esclusiva, ma ci è stata donata e come ogni dono va condiviso!? Per Dio quella non è una preghiera autentica. Tanto è vero che il testo letterale greco dice: «Pregano a lungo in apparenza (prosphàsei)». Forse possono ingannare la gente e ricevere la loro ammirazione e il loro consenso. Ma i credenti, se ascoltano veramente la parola del Vangelo, non possono farsi ingannare così facilmente da qualche personaggio pubblico! Men che meno si fa ingannare Dio: possono anche essere molto devoti e fare bellissime preghiere, ma se rubano ai poveri, tutto è solo «apparenza» per Lui.

 

Ed è proprio una povera vedova al centro della scena successiva. Nel tempio, molti ricchi ostentano la ricchezza delle loro offerte. Ma Gesù dà valore solo all'offerta delle due monetine di questa povera, perché la differenza passa tra il dono del superfluo e il dono del necessario. «Lei, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Ma è possibile che Gesù ci riveli il volto di un Dio che quantifica le nostre offerte e gradisca quelle nelle quali noi impegniamo la nostra vita per Lui?! Dio non aveva già insegnato ad Abramo la perversione della logica del "più offro a Dio (addirittura il proprio unico figlio) più l'offerta vale"?! Questo interrogativo mi inquieta, fino ad osare un'interpretazione del tutto personale. Credo che qui Gesù approvi sì l'offerta della povera vedova, ma lo faccia per mostrare l'assurdo della logica delle offerte, dalla quale Lui stesso aveva preso le distanze con il gesto della purificazione del tempio. Approvando l'offerta della povera vedova, Gesù critica un sistema religioso, imposto fra gli altri dagli stessi scribi, che obbliga la povera gente a privarsi del necessario. Per Gesù, invece, il bisogno dell'uomo prevale sul dovere religioso dell'offerta al tempio. Egli aveva già accusato di ipocrisia gli scribi quando aveva mostrato come essi imponessero una loro tradizione che favoriva l'offerta del tempio piuttosto che l'aiuto economico che le persone avrebbero dovuto dare ai propri genitori (cfr. Mc 7,10-13). Per Gesù, la denuncia e la ribellione più forti stanno proprio nella sottomissione ai meccanismi ingiusti e oppressivi, dei quali pagano il prezzo sempre i poveri. Egli stesso pagherà il prezzo della propria vita a un sistema religioso che si sentiva minacciato, perché Lui annunciava proprio un Dio che non vuole offerte e invece si offre Lui a favore dell'uomo. Gesù fa vedere fino a che punto arriva la falsità di questa religione portandone proprio sulla sua carne le conseguenze. La fine in croce di Cristo, il Figlio di Dio, è la fine di un potere di coercizione sull'uomo in nome di Dio.
Perciò provo anche ad immaginare che Gesù abbia "imparato" da questa povera vedova: si è lasciato ispirare da lei nell'offrire le due monetine della sua vita (tanto poco essa valeva a causa del disprezzo dei capi), in una docilità e umiltà così radicali da essere capaci di dire il «basta» definitivo a ogni modello religioso che schiavizza l'uomo e bestemmia Dio riducendolo a un prezzo da pagare. Da allora, e ancor più oggi, ogni atto di liberazione dell'uomo impoverito dall'imposizione dei forti (anche religiosi) è il vero atto di culto gradito a Dio.

 

Alberto Vianello

 

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