cero dipinto dalla nostra sorella Loredana

UN PANE PER TUTTI

 

Carissimi, giunga a tutti voi, in questa Pasqua, il più cordiale augurio di pace.

La Pasqua è come il pane. Condividerlo è spazio di amicizia; mangiarlo è dono di vita, esserne privi è segno di tristezza che conduce alla morte. Nelle lotte operaie, un tempo, si gridava: «Pane e lavoro!». E nelle nostre case buttare il pane era sacrilegio.
Così è Gesù risorto: nell'Eucaristia egli si offre a noi nel segno del pane: mangiarlo è ricevere la sua vita; condividerlo è fare comunione con lui e con i fratelli; avere il desiderio di questo pane, che è offerto gratuitamente per tutti, è progredire nella speranza di poter gustare tutto ciò che è bello e nobile, e che trova in Gesù la sua vera origine.
Comprendiamo, allora, la gravità di quanto è successo qualche settimana fa a Torre Maura, nella periferia di Roma. In un quartiere che mostra evidenti i segni dell'abbandono da parte delle istituzioni, e che porta le ferite del degrado sociale, sono stati trasferiti una settantina di Rom, in prevalenza donne e bambini, che erano stati allontanati da un campo nomadi, che si voleva radere al suolo. La popolazione, orientata e manovrata da veri professionisti del disordine e dello scontro sociale, l'ha presa molto male.
E' capitato così che il pane, portato per sfamare i nuovi arrivati, sia stato buttato a terra e calpestato, con violenza e rabbia, dalla gente che gridava: «Dovete morire di fame!».
Il pane, nell'Eucaristia, presenza reale del Risorto, unisce e dona vita. E' un pane di comunione. Il pane gettato a terra è il segno eloquente del disprezzo, della violenza irragionevole e razzista, della volontà di innescare un a guerra tra poveri. E' un crimine. Si cerca di far credere che ci siano alcune categorie di poveri che non hanno diritto di esistere. Un tempo i poveri, i "proletari" - ricordate? - si univano insieme per combattere le vere cause della loro miseria. Oggi abbiamo perso la memoria e i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E si cerca di addossare ai poveri la causa dell'ingiustizia e della miseria.
Celebrare la Pasqua, "fare la comunione", significa decidere da che parte stare.
Vogliamo anche noi cristiani, seguendo certi discorsi, che oggi dilagano come fiumi in piena, calpestare il pane, disprezzare i poveri, ferire il corpo stesso di Cristo, dare spazio ai sentimenti più negativi che covano nel segreto del cuore di ciascuno di noi?
Oppure desideriamo nutrirci del Pane eucaristico, vera Pasqua, che è pane di amicizia e di comunione, pane che ci dona la capacità di spenderci per gli altri nel dono di noi stessi, perché ogni altro possa godere, assieme a noi, della dignità promessa ad ogni creatura umana?
Il Pane dell'Eucaristia dona la Vita. Il Pane gettato e calpestato, è rifiuto del fratello e negazione di Dio. E' la morte di una società.
Per noi la grazia da chiedere a Pasqua potrebbe essere quella di saper guardare con occhi nuovi i fratelli, liberandoci dalla prigionia dei discorsi violenti e vuoti, privi di bellezza e di progetto.
La nostra Pasqua può essere far affiorare una fede nascosta, che forse credevamo morta, e che invece aspetta solo la parola detta al momento giusto per risorgere, come Lazzaro dalla tomba.
La nostra Pasqua può essere avviare processi di riconciliazione, facendo la pace con chi sentivamo lontano e nemico. La nostra Pasqua può essere condividere tempi di amicizia, di festa, di servizio ai poveri, di disponibilità a far crescere le nostre comunità cristiane, che hanno tanto bisogno di aiuto. Pasqua è accostarsi ai sacramenti.
Pasqua, per noi, è anche imparare dalla spontaneità e dalla gioia dei bambini, che riceveranno il Pane dell'Eucaristia domenica 28 aprile. Per loro quel pane non è un Pane da calpestare: è Gesù, che si dona per noi, e che ci insegna a camminare lungo le vie esigenti dell'amore. Un Pane per tutti.

La comunità di Marango

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