Attesa dell'Incontro

Briciole dalla mensa - Presentazione del Signore Gesù al tempio - 2 febbraio 2020

 

LETTURE

Ml 3,1-4   Sal 23   Eb 2,14-18   Lc 2,22-40

 

COMMENTO

La presentazione al tempio del primogenito era il gesto simbolico della sua offerta a Dio, il quale è padrone della vita perché l’ha liberata dalla schiavitù. Solo che ora, in Gesù, non è più l'uomo che offre, ma è il Signore che si offre. Così l'uomo diventa "padrone ", cioè responsabile, della vita di Dio presente sulla terra. Dio ha riscattato l'uomo dalla schiavitù della Legge, sottoponendosi Lui alla Legge (cfr. Gal 4,4-5), nel bambino Gesù offerto al tempio; ora l'uomo, liberato dalla Legge, deve "riscattare" Dio, prigioniero ancora oggi delle concezioni moralistiche e anacronistiche della fede.

 

In effetti, in quel bambino di una famiglia povera che viene portato al tempio per l'offerta rituale, nessuno si accorge di qualcosa di particolare se non due vecchi, Simeone e Anna: chi è ormai privo di orizzonti nella propria vita sa cogliere i grandi orizzonti che Dio apre all'esistenza umana: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli». Infatti, nella fede, Simeone aveva letto la sua vita commisurata alla rivelazione divina: «Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore». Il senso della vita non è andare incontro alla morte (come diceva qualche filosofo) ma riconoscere che il Signore ci viene incontro nella nostra vita: nella Chiesa orientale questa festa si chiama proprio «incontro». Un trovarsi che non toglie la vita, ma che le dà sazietà e la apre agli orizzonti dell'eternità: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace…».
Ringrazio con tutto me stesso il Signore per la testimonianza, in questo tempo, di persone che si sono preparate alla loro morte effondendo amore verso il Signore e verso le altre persone (come avevano già fatto per tutta la loro vita) e lasciandosi amare; e così hanno circondato la morte di serenità e hanno saputo chiedere non lutto, ma gioia, nella convinzione di fede della risurrezione della propria umanità.

 

Simone «lo accolse tra le braccia e benedisse Dio». Per accogliere bisogna aprire la casa della propria vita, dare spazio all'altro nella propria esistenza. Un'accoglienza che dice amore per chi è fragile. Immagine umana dell'amore divino: «Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla guancia», dice Dio a Israele (Os 11,4). Allora la fede consiste nel saper contemplare questa tenera cura del Signore per le fragilità umane.
Oggi l'uomo si sente molto fragile e incerto, ma non si fa accogliere fra le braccia di Dio. Preferisce invece coltivare l'ignoranza e l'insipienza, e indurire i cuori nella condanna degli altri e nella chiusura. Per questo Dio è scomparso dalla sua vita: perché è scomparsa da lui la sua stessa umanità. Invece, sono proprio i gesti di umanità che fanno tornare ad essere persone umane e, insieme, persone di fede. Come ha fatto Simeone: accogliendo un bambino piccolo fra le sue braccia, egli dice con questo gesto (umanissimo e dolce) quello che poi esprime con le parole, che cioè sta vedendosi compiere la promessa della Parola dell'azione di salvezza del Signore. Prendere fra le mani quella carne che porta salvezza deve portare a riconoscere che ogni carne umana è fatta per la salvezza: ogni sua violazione è profanazione dell'opera di Dio.

 

L'altra persona anziana che riconosce nel bambino Gesù presentato al tempio il Messia atteso dal popolo di Israele è una donna, Anna. Il Vangelo la definisce «profetessa»: una donna che, essendosi consacrata a Dio, dice Dio con la sua vita ed è interprete dei suoi progetti. Una vita ferita (rimasta vedova dopo solo sette anni di matrimonio) ma fedele («non si allontanava mai del tempio, servendo Dio notte e giorno»). È fedele a Dio chi sa accogliere in profondità la propria umanità, quindi anche quando si trova colpito nel più intimo della propria esistenza. Spesso, nella Bibbia, la donna è esempio di quella radicalità dell'amore che è la fedeltà ad ogni costo: una dedizione continua, che sa trasformare anche le sconfitte in occasione di ulteriore dono di sé. Questa caratteristica femminile la abilita ad essere profetessa: capace di riconoscere la parola di Dio all'opera.
Così Anna «parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme». Essa illumina di fede la presenza di quel bambino al tempio: Egli viene a compiere le attese di chi viveva per vedere il popolo di Dio liberato dalle sue schiavitù. La libertà di questa donna è davvero straordinaria. L'avranno presa per pazza, per questo non l'hanno condannata. Eppure lei si è assunta l'autorità - quella datale dalla parola di Dio - di proclamare, in quel bambino, il grande liberatore dell'uomo. Il Figlio di Dio - sottoposto alla Legge - libera l'uomo, perché l'uomo sia davvero libero: libero di accostarsi a Dio (cfr. Eb 11,19), libero di testimoniare la sua signoria davanti alla pretesa di poteri umani (cfr. At 4,13), libero di amare il prossimo, soprattutto se bisognoso (cfr. Lc 10,37). Questo ci annuncia e ci testimonia questa anziana donna.

 

Alberto Vianello

 

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