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domenica 20 agosto 2017
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Le letture ed il loro commento

Letture

 
 
 
 
 
 
 
 

(1Re 19,9.11-13)
Fermati sul monte alla presenza del Signore.

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Parola di Dio

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

(Sal 84)
Rit: Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 

(Rm 9,1-5)
Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Parola di Dio

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

(Mt 14,22-33)
Comandami di venire verso di te sulle acque.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore

 


 


 
 
 
 
 
 
 

Le letture sono tratte dal Nuovo Lezionario

Commento

 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

Più leggero del silenzio ma più forte delle acque

 

In quei giorni Elia, essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte.

Elia è un profeta spaventato e in fuga. L’ha fatta troppo grossa, facendo sgozzare quattrocentocinquanta (!) profeti del dio Baal al torrente Kison. Ora teme per la sua vita e, dopo aver percorso a ritroso tutta la terra promessa, giunge al Sinai, chiamato anche Oreb, dove tutto ha avuto inizio, e trova rifugio in una grotta. Nell’oscurità della grotta, che sembra come il fondo di una notte senza alba, Dio gli rivolge la parola: «Che cosa fai qui, Elia?» Il profeta si affretta a presentare il conto del suo ministero, così difficile e impegnativo: «Sono pieno di zelo per il Signore; tutti ti hanno abbandonato e sono rimasto solo io. E ora, dopo aver ucciso i tuoi profeti, vogliono uccidere anche me!». Parole orgogliose e prive di senso. Il Signore allora gli ordina di uscire dalla caverna, per assistere al suo passaggio.

 

Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.

Nei salmi e in altri testi il vento viene assimilato alla «voce di JHWH». Ora, contrariamente a questa tradizione costante, che invita a riconoscere la «voce di Dio» nel fragore di una tempesta che sconvolge il mare e fa vibrare le foreste, Elia non trova il Signore nel fragore di un vento impetuoso.

Viene poi il terremoto: veniva proposto come segno possibile della terribile presenza di Dio. Profeti e scrittori apocalittici ci si sono ispirati per descrivere i cataclismi escatologici precursori del grande e definitivo «giudizio di Dio». Ma Dio non è lì.

Poi viene il fuoco, che è una rievocazione del Sinai infuocato, piuttosto che del roveto ardente. L’attesa di una manifestazione di Dio nel fuoco percorre tutta la Bibbia, ma sull’Oreb, davanti a Elia, il Signore non si trova nel fuoco!

 

Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.

E’ un linguaggio nuovo, una nuova rivelazione di Dio. Come a dire che egli non si manifesta nella potenza e nella forza sconvolgente, tale da incutere terrore, come anche Elia aveva creduto fino a quel momento. Se Dio è terribile, Elia riteneva che tale maestà andasse difesa con altrettanta forza e con l’affermazione di azioni violente per sconfiggere i nemici di Dio. Ma non è così. Ora Dio si manifesta al suo profeta tremante e terrificato dalla collera del re Acab e della moglie Gezabele, nel “sussurro di una brezza leggera”.

Questo “silenzio” di Dio rende Elia sensibile ad una vera trascendenza, una volta che viene purificato da ogni falsa immagine del Dio vivente. Dovremo anche noi dire spesso: «Dio non è così», e cancellare montagne di immagini dolciastre e false di Dio e del suo Cristo.

La “voce di un silenzio sottile” accompagna la visita del Signore. Davanti a lui Elia si copre il volto con il mantello, perché «nessuno può vedere Dio e restare in vita» (Es 33,20). Dio si afferma come colui che è completamente “diverso” dall’uomo.

Fu così anche per il profeta Mosè, che conversava con Dio «a faccia a faccia, come un amico con il suo amico». Quando gli domanda di mostrargli la sua gloria, Dio gli risponde: «Vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere» (Es 33,23).

Mosè ed Elia, intimi di Dio, saranno accanto a Gesù nella rivelazione del Tabor (Mt 17,3). Gli apostoli troveranno nella loro presenza una testimonianza viva del piano salvifico del Signore: nella loro missione terrestre furono servi e amici di Dio, pur senza vederlo. Ora possono vederne il volto di gloria riflesso sul volto di Gesù.

 

 

Non pochi, oggi, incontrano il volto di Dio in fondo alle strade più polverose, nelle periferie dell’esistenza, tra compagni di un lavoro, spesso malpagato e opprimente. O anche nella mano tesa di chi ti strappa dalla morte nell’oscurità del mare. Il volto di Dio è là dove incontri il volto dell’uomo. Ma per vederlo occorre attraversare il deserto, come Elia, sfiorati dal velo gelido della morte. O come Mosè, che ha condotto il suo gregge oltre il deserto, oltre la sua disperazione e l’amarezza della sconfitta e della fuga.

«Vi sarà sempre un deserto a sufficienza per coloro che ne sono degni» (E. Psichari).

 

Alcuni cenni sul Vangelo.

Congedata la folla, Gesù salì sul monte, in disparte, a pregare.

Gesù aveva spezzato il pane per i cinquemila che lo avevano seguito a piedi dalle città della Galilea. Ora cerca un po’ di tranquillità «sul monte». Più che darci una indicazione geografica, il termine vuol suggerirci un ambiente spirituale, adatto alla preghiera.

La barca dei discepoli «distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde. Sul finire della notte Gesù andò verso di loro camminando sul mare». I discepoli, vedendo Gesù che camminava sul mare, lo prendono per un fantasma.

Confrontando questo episodio con il racconto dell’apparizione del Risorto ai discepoli riuniti nel cenacolo, narrato da Luca, vediamo che anch’essi lo prendono per un fantasma. (Lc 24,37). Gesù deve farsi riconoscere: «Sono proprio io!». Domandiamoci: chi può compiere tali segni se non Dio stesso?

Il racconto sacerdotale delle origini aveva descritto la creazione come una vittoria della potenza divina sull’abisso delle acque (Gen 1). Nei salmi, ma anche in altri testi, l’oceano viene considerato come una forza che schiaccia e che minaccia pericolosamente l’uomo, e che soltanto Dio può dominare.

Allora, il fatto che Gesù “cammini sulle acque” è il segno che tutte le creature sono messe «sotto i suoi piedi», anche le potenze malefiche, capaci di dare la morte. Egli è veramente il Figlio di Dio (Mt 14,33), il Salvatore del mondo (Gv4,42). Talvolta anche i cristiani, come Pietro, sono presi dalla paura e dallo smarrimento. E affondano in acque profonde.

Pietro incarna, in qualche modo, il cammino della fede nel cuore dell’uomo: egli crede, ma la sua fede rimane fragile. Quando si affida a Gesù, è forte; quando torna a lasciarsi imprigionare dalle proprie debolezze, affonda. Ma grida: «Signore, salvami!», e Gesù lo afferra e lo salva.

Attraverso la fede, unita all’amore, l’uomo fragile e peccatore rimane “appeso” a Cristo.

 

 

Giorgio Scatto

 

 

 

 
 
 

 

Frammenti

Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli

Mt 5 10
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