| don Gigi: una pagina di Vangelo |
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| Scritto da I fratelli e le sorelle della comunità di Marango | |
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Gigi, nel tempo in cui è vissuto con noi, non aveva più
ruolo. Per molti era, al più, un prete malato, con una vita
ormai quasi tutta dietro di sé, forse anche sprecata, per via
di quel suo essersi fatto operaio. La malattia lha reso inutile
del tutto; pietra di scarto. In questa radicale inutilità, il
Signore ha scritto con lui, e per mezzo di lui, una straordinaria
pagina di vita e di Vangelo. Ed è questa la testimonianza che
la nostra comunità ora gli rende.
Gigi era messo fuori ruolo anche se ha voluto celebrare
lEucarestia con la sua gente fino a domenica 18 novembre ma la
sua estrema indigenza, la sua progressiva precarietà, è
diventata terreno fecondo che gli ha permesso di accogliere, con una
straordinaria apertura del cuore, tutti coloro che, sempre più
numerosi, venivano a trovarlo. Fino allultimo giorno. Sempre con
un disarmante sorriso. Gigi ci ha dato testimonianza di una Chiesa di
fratelli, fatta di volti, di storie che si incontrano e si
accompagnano in una reciproca fedeltà, facendo spazio a tutti,
trovando per tutti un posto e una parola. Come Gesù. Anche la
sua scelta di prete operaio è stata la scelta, come Gesù
a Nazareth, di essere in tutto come loro, come i più
piccoli, in nome della pura fedeltà al Vangelo. Grazie, don
Gigi, perché ci hai fatto percepire che una Chiesa così
è possibile, che è ancora possibile vivere
semplicemente dellEvangelo, in una comunità universale di
fratelli. Questa testimonianza ce lhai data, in modo incredibile,
il giorno solenne della celebrazione del sacramento dellUnzione.
Quel giorno tutta la Chiesa era riempita dal profumo e dalla
tenerezza di Cristo. E non cerano solo credenti a gioire di quel
profumo soave.
La parola del Vangelo, soprattutto dei vangeli della Passione e
della Risurrezione, sono stati il tuo viatico quotidiano in questi
cento giorni trascorsi tra noi. La parola del Vangelo è stata
per te una Parola che come ripetevi ti dava forza, anche
umanamente. Lincontro era fissato ogni mattino, dopo colazione, e
durava a lungo, culminando con lEucarestia, Parola fatta carne per
noi, vita di Dio interamente donata alluomo. Avevi sempre più
bisogno di questo momento, che era il più importante della tua
giornata, preceduto e accompagnato da lungo silenzio. Ci hai fatto
capire che non ci sono altre parole più importanti: quella del
Vangelo è la lingua madre, la lingua che impariamo sulle
ginocchia della Chiesa. Tu hai vissuto, trasmesso e insegnato, solo
la lingua del Vangelo. Una giovane adolescente ti ha scritto, solo
pochi giorni fa: Ci mancano le tue prediche interminabili, ma
tutte piene di senso. Ricordaci sempre, Gigi, che tutte le nostre parole, o sono eco
della parola del Vangelo, o sono nulla. Sono un peccato di
presunzione e offendono i poveri.
Carissimo Gigi, la tua spogliazione totale, ti ha rivestito
interamente di Cristo. È assieme a te che abbiamo letto queste
parole, piangendo di commozione per la potenza che esse esprimono:
Siamo convinti che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù,
risusciterà anche noi con Gesù, e ci porrà
accanto a Lui insieme con voi. E tu stesso, accogliendomi in uno
degli ultimi giorni, mi hai sussurrato il testo di San Paolo: Anche
se il nostro uomo esteriore si va disfacendo
, e io ho concluso
per te la frase: Quello interiore cioè Cristo in noi
si rinnova di giorno in giorno. Le tue ultime parole allamico
don Gianni sono state queste: Siamo giunti alla fine, ma
risorgeremo. Questo è il tuo testamento, il tuo dono per
tutti: il dono di una fede semplice e incrollabile.
Carissimo Gigi, ti accompagni in questo ultimo viaggio la corona
del Rosario che stringi tra le mani, la preghiera di tutti i piccoli
e dei poveri che hai amato, preghiera che ti ha sostenuto in questi
mesi. La Bibbia, che ora sta sul tuo cuore come un peso dolce e
leggero, aperta sul Magnificat, il canto dei servi del Signore e dei
liberati dal giogo di ogni oppressione. La stola sacerdotale, posta
ai tuoi piedi, come segno di un ministero fatto solo per lavare i
piedi ai fratelli. Un quaderno di Esodo, messoti lì
furtivamente da tuo nipote Davide, come testimonianza della tua
intelligente ricerca e della tua apertura al dialogo con tutti. Il
profumo di un fiore, piccolo e umile segno della vita che tu hai
tanto amato. Ti accompagnerà lamore dolcissimo e puro che la tua
comunità di Passarella ti ha dato, e ti sta dando, come
risposta allamore di fratello e di padre che tu le hai mostrato
con unicità di dono e di impegno.
E noi tutti, che ti siamo stati amici fin dallinizio, quando
negli anni della speranza del Concilio progettavamo e sognavamo una
Chiesa fatta Vangelo, vogliamo solo dirti grazie per la tua
trasparente e fedele testimonianza.
Spirito Santo, Padre dei poveri, vieni e scendi sullintera
nostra Chiesa diocesana come fuoco di una nuova Pentecoste. Altre testimonianze significative possono essere reperite sul blog di Davide
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“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”
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