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Una spiritualità di comunione |
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Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione:
ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo
essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del
mondo.
Che cosa significa questo in concreto? Anche qui il discorso potrebbe farsi
immediatamente operativo, ma sarebbe sbagliato assecondare simile impulso. Prima
di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della
comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi
dove si plasma l'uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell'altare, i
consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le
comunità.
- Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del
cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va
colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto.
- Spiritualità della
comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell'unità
profonda del Corpo mistico, dunque, come « uno che mi appartiene », per saper
condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e
prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia.
- Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che
di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un
« dono per me », oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto.
- Spiritualità della comunione è infine saper « fare spazio » al fratello,
portando « i pesi gli uni degli altri » (Gal 6,2) e respingendo le
tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione,
carrierismo, diffidenza, gelosie.
Non ci facciamo illusioni: senza questo
cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della
comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che
sue vie di espressione e di crescita.
(Novo Millenio Ineunte, n. 43) |