| L'amato mio |
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Lomelia del Patriarca card. Angelo Scola pronunciata in occasione della professione monastica di Daniela e alcune foto.1. Chi è luomo e chi è Dio
«Lamato mio, lamato mio, ecco una voce:
lamato mio» (Ritornello del Salmo responsoriale). La sete di
infinito (cfr. Intervista del 5 giugno 2010 di Gente Veneta a Daniela),
il desiderio del compimento totale di sé, è il desiderio costitutivo che ogni
uomo, lo sappia o non lo sappia, ha nel cuore. Ma quanto è potente e
insopprimibile questo desiderio, tanto luomo è impotente a realizzarlo. Dio
stesso è venuto a compierlo mostrandosi a Daniela come a ciascuno di noi qui
in maniera personale, totale, inconfondibile, come lAmato del nostro cuore.
Quando siamo stati investiti da questa Sua tenerezza per noi, abbiamo
intravisto quale grazia sia la vocazione.
Nella nostra vita si è introdotto qualcosa di
assolutamente unico, diverso, impossibile a noi stessi, che ci ha fatto capire,
come mai prima, chi siamo noi e chi è Dio. Tutto il rito della professione che
tra poco celebreremo è intriso di questa convinzione.
Testimoniarlo, con la forma stessa della vostra
vita, alla Chiesa di Venezia e a tutti gli uomini è lo scopo del dono che viene
oggi affidato a Daniela e a tutta la Piccola Famiglia della Risurrezione
che vive qui in Marango.
2. Amore oggettivo ed effettivo
«Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli
disse: Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti
cercavamo. Ed egli rispose: Perché mi cercavate? Non sapevate che io
devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2, 48-49). La Santa
Famiglia, come i Vangeli la descrivono, è esemplare per tutte le famiglie. Lo è
anche e più che mai per la Piccola Famiglia della Risurrezione. I legami che vi
si stabiliscono, non privi di drammaticità ma essi non compresero sono
profondamente radicati in Dio e lobbedienza a Lui ne costituisce il collante
indistruttibile. Un amore gratuito, capace di affermare in tutto e prima di
tutto il bene e il destino dellaltro, è la sostanza del rapporto quotidiano
nella vita della famiglia di Nazaret.
Le parole che Daniela ha scelto di mettere sul
retro-copertina del Libretto della sua professione, tratte dal Testamento
spirituale di Frère Christian, monaco trappista, martire in Algeri, confermano
a noi tutti che questo amore è possibile fino nei casi estremi: «Vorrei che
la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia
vita era donata a Dio».
I caratteri essenziali dellamore ce lo
ricordiamo spesso sono la fedeltà e la fecondità. Le parole con cui il rito
della professione ci parlerà di castità, povertà, obbedienza faranno risplendere
la potente bellezza dellamore verginale. Il sì che oggi Daniela dice davanti
alla comunità e alla nostra Chiesa veneziana è risposta grata alla fedeltà di
Dio per lei e impegno della sua libertà per sempre con Lui. Un per
sempre ben espresso dalla scelta stabile di questo monastero. Inoltre il
possesso nel distacco che lamore verginale domanda è una strada generativa
senza limiti: «Poiché come la terra produce la vegetazione e come un
giardino fa germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la
giustizia e la lode davanti a tutti i popoli» (Is 61,12). Nel lungo
cammino di preparazione che lha portata fin qui Daniela lha potuto toccare
con mano.
Nellattuale contesto sociale, ad un tempo
affascinante e carico di travaglio, i nostri fratelli uomini, gli uomini
postmoderni, come si è soliti dire, hanno sempre più bisogno di testimoni di
questo amore oggettivo ed effettivo. Siamo pertanto grati per questo a Daniela
e a tutta la comunità monastica, anzitutto al priore don Giorgio.
3. Risorti con Cristo
La novità di vita che, nel Battesimo, è donata ad
ogni cristiano diventa attraverso il carisma della Piccola Famiglia della
Risurrezione in cui oggi Daniela viene accolta un compito. Dio bussa di
continuo alla nostra porta, chiede il nostro sì, chiede la piena disponibilità
a compiere la sua volontà su di noi, chiede di far spazio alla sua opera
guaritrice nel nostro cuore peccatore e malato. E fargli spazio significa
rimanere in movimento, permanere in un lavoro di conversione, di purificazione
delle nostre intenzioni, pensieri, azioni.
Il Santo Padre non cessa per questo di
richiamarci alla penitenza. Essa è supplica per il continuo cambiamento di noi
stessi. Implica continua educazione al gratuito, immedesimazione al pensiero di
Cristo e offerta totale di sé, ad imitazione di Gesù sacerdote vittima ed
altare, per il bene di ogni nostro fratello uomo.
Il carisma monastico del Marango che vive questa
apertura a 360 gradi a partire dalla preferenza per i poveri rende voi
monaci della Chiesa di Venezia così durante la Sosta Pastorale abbiamo
identificato la vostra collocazione nel Patriarcato un segno efficace della
misericordia di Dio che perennemente abbraccia e coinvolge la libera
responsabilità delluomo.
4. Passione allunità
«Il Signore Gesù che, entrando nel mondo si è
consacrato totalmente al Padre e ha dato in sacrificio di olocausto la sua
volontà e il suo corpo, può consacrarmi nella verità e sposarmi a sé per
sempre, per farmi segno davanti a tutti gli uomini della sua unione damore con
la Chiesa» (dal Rito di presentazione e accoglienza).
Certo il test più acuto, il segno inequivocabile
che il dinamismo della conversione è in atto in noi è lunità. Lunità che
incomincia dallio e raggiunge, a cerchi concentrici, tutte le espressioni
ecclesiali e, tendenzialmente, sociali e civili, manifesta più di ogni altra
cosa la novità delluomo redento e assicura il permanere della Chiesa nella
storia e di ogni carisma nella Chiesa.
Questa passione allunità che bruciava il cuore
di Cristo bruci sempre di più anche nel tuo cuore, Daniela, in quello di tutta
questa comunità monastica, nella comunità di fedeli che stabilmente qui si
ritrova e in quanti qui cercano pace e trovano accoglienza, ascolto e oggettiva
proposta evangelica di vita.
La Chiesa di Venezia gioisce per il dono della
tua professione monastica che si aggiunge a quello che, in forme diverse di
consacrazione verginale, altre donne hanno elargito questanno alle nostre
comunità.
Lungi dal generare semplice compiacimento questo
dono urge più responsabilità. Nel quotidiano ora et labora fatto di
liturgia, di nutrimento alla mensa della Parola di Dio, di studio, di operosa
dedizione a quanti bussano alla vostra porta la comunità monastica del Marango
esprimerà ancor più il suo amore gratuito alla Chiesa di Dio qui riunita e
diffusa su tutta la terra. Non ad una ideale Chiesa dei perfetti, ma a quella
che, camminando nella storia senza ruga e senza macchia, non riesce tuttavia ad
evitare le fragilità e i peccati del suo personale. Come una madre non ama in
astratto i figli ma li ama nominalmente, singolarmente, così noi dobbiamo
amarci gli uni gli altri da persona a persona stimandoci sempre in forza del
primato di quella comunione che Gesù sacramentato continuamente rigenera in noi
e tra noi.
Il Cuore Immacolato della santissima Vergine
Maria, che oggi celebriamo, è licona del bellamore. Ad essa lieti ci
affidiamo. Amen |
“Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”
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