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mercoledì 08 settembre 2010
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Tre doni, un unico mistero Stampa Segnala ad un amico
Nel XXV° della “Piccola Famiglia della Risurrezione”
(Cavallino, 18 maggio 2009)
 
 
 
 
 
 
 
Carissimi,
ci siamo raccolti per ringraziare il Signore per il significativo tratto di strada che egli, nella sua assoluta gratuità, ha già donato di percorrere alla vostra Piccola Famiglia della Risurrezione.
Cinque lustri in cui Dio vi ha condotti, nella gioia e nella fatica, per trasformare i vostri cuori in “lettera di Cristo, vergata dallo Spirito Santo”; per inserire la vostra vita nella nostra Chiesa come singolare “pagina di Vangelo” che, insieme a tanti altri fratelli e sorelle, porti a compimento l’opera salvatrice del Signore nella storia.
 
Venticinque anni generati da tre grandi doni: la Parola di Dio, l’Eucaristia, e la grazia della comunità, di cui, giorno dopo giorno, vi siete nutriti e che vi hanno fatto crescere, anche attraverso le fatiche e le sofferenze che accompagnano il nostro cammino di fede fino alla ultima venuta del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo.
Tre grandi doni, che costituiscono un unico mistero: Cristo donato dall’infinita bontà del Padre e vissuto mediante la fede nei nostri cuori, in un cammino quotidiano di conformazione a Lui.
Certo: un cammino la cui meta non abbiamo ancora raggiunto, ma corriamo faticosamente per raggiungerla.
 
Oggi la Parola di Dio è particolarmente luminosa.
Nella prima lettura (At 16,11-15) vorrei fare due sottolineature.
La prima: Paolo è arrivato in Macedonia da Troade, proprio da quella città in cui aveva avuto la visione del macedone che gli diceva: “Passa in Macedonia e aiutaci”: (At 16,9).
Vorrei non lasciar cadere questo particolare che ci viene dall’accenno a Troade con cui inizia il nostro testo: per ravvivare in noi la consapevolezza che viviamo in un mondo che ha tanto bisogno di aiuto, anche se non lo sa o non lo vuole ammettere. Un mondo attraversato dall’ingiustizia e dalla violenza, e non sa come risolvere i suoi drammi. Un mondo che ha perso il senso della presenza di Dio e quando si perde il riferimento a Dio, nulla più si tiene, anche se si ha l’ebbrezza della propria libertà e autonomia.
Voi vivete da monaci: come tali gridate con la vostra stessa scelta istituzionale il primato, anzi l’assoluto di Dio.
Ma questo non vi separa dal mondo, anzi vi immerge nel cuore del mondo: con Cristo, che è per il mondo: “per noi uomini e per la nostra salvezza” il Verbo si è fatto carne e ha posto in mezzo a noi la sua dimora.
Il vostro essere con Cristo per il mondo deve esprimersi prima di tutto nell’intercessione: Gesù è stato crocifisso, il Padre lo ha risuscitato, egli ora intercede per noi.
La salvezza del mondo è l’intercessione di Cristo.
Chi intercede con Cristo entra nel cuore del mondo. Quando celebriamo la Liturgia dello Ore, soprattutto quando celebriamo l’Eucaristia, noi ci uniamo al divino Intercessore ed entriamo nel cuore della storia, dentro il dramma di un mondo che rifiuta Dio. Non c’è solidarietà con l’uomo che sia più grande e più coinvolgente di questa.
 
Un’altra sottolineatura vorrei fare a proposito dell’ascolto della Parola da parte di Lidia. Dice il testo degli Atti che “il Signore le aprì il cuore perché intendesse le parole di Paolo”.
Dunque non basta ascoltare e capire”scientificamente” la Parola di Dio: per “intenderla”, per capire cosa Dio vuole dirci con quelle parole umane, occorre la grazia.
E questo è molto bello: la Parola di Dio è dialogo di Colui che ci dona il Figlio, il Verbo. Ma questo richiede che noi siamo sintonizzati su Dio come figli che immediatamente percepiscono la voce del padre, perché ne partecipano la vita.
Ma questo è solo opera della grazia. Solo il Figlio, che è della stessa natura del Padre, ascolta le parole del Padre e le intende.
La Parola di Dio, per essere capita, richiede una connaturalità con Dio, come tra padre e figlio: quanto più si ha questa connaturalità, tanto più si entra nel mistero della Parola.
 
Del Vangelo (Gv 15,26-16,4a) vorrei cogliere la promessa del Paraclito, del Consolatore. Egli richiamerà al nostro cuore le parole e i comportamenti di Gesù e ci darà la grazia di incarnarli nelle nostre parole e nei nostri comportamenti, perché la nostra vita diventi “narrazione” del Signore, oggi.
 
Vorrei non passare sotto silenzio il riferimento di Gesù alla persecuzione che accompagnerà la vita dei discepoli, per dirci che la nostra radicale disomogeneità rispetto allo stile di vita del mondo, per essere fedeli al Vangelo, ci costerà sacrificio.
Un sacrificio che è fedeltà al Signore e, come tale, un grande atto di amore per il mondo.
 
Ora continuiamo nella celebrazione dell’Eucaristia. Ci nutriremo del corpo e del sangue del Signore per conformarci sempre più a Lui, Parola del Padre, per unirci sempre più profondamente alla sua intercessione.
Essere con Gesù e come Lui intercessori per il mondo, partecipi così del suo mistero liturgico presso il Padre, è quanto di più grande e di più alto ci sia. Davanti al Padre, in Gesù e con Lui, per la salvezza del mondo.
 
Tutto questo vissuto nell’umile fedeltà quotidiana di Maria nella casa di Nazaret. Nel silenzio di Nazaret, nell’umiltà e nella povertà di Nazaret. In questo mistero di silenzio, umile povero, si è formato Gesù ed è cresciuto “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
Sia la santa Famiglia di Nazaret il nostro modello di vita.
 
+ Marco card. Cè Patriarca Emerito
 
 
 

Frammenti

Sorgi, Signore, salvami, Dio mio

Sal 3,4
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