| Tre doni, un unico mistero |
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Nel XXV° della Piccola
Famiglia della Risurrezione(Cavallino,
18 maggio 2009)
Carissimi,
ci siamo
raccolti per ringraziare il Signore per il significativo tratto di
strada che egli, nella sua assoluta gratuità, ha già
donato di percorrere alla vostra Piccola Famiglia della Risurrezione.
Cinque
lustri in cui Dio vi ha condotti, nella gioia e nella fatica, per
trasformare i vostri cuori in lettera di Cristo, vergata dallo
Spirito Santo; per inserire la vostra vita nella nostra Chiesa
come singolare pagina di Vangelo che, insieme a tanti altri
fratelli e sorelle, porti a compimento lopera salvatrice del
Signore nella storia.
Venticinque
anni generati da tre grandi doni: la Parola di Dio, lEucaristia, e
la grazia della comunità, di cui, giorno dopo giorno, vi
siete nutriti e che vi hanno fatto crescere, anche attraverso le
fatiche e le sofferenze che accompagnano il nostro cammino di fede
fino alla ultima venuta del Signore e Salvatore nostro Gesù
Cristo.
Tre
grandi doni, che costituiscono un unico mistero: Cristo donato
dallinfinita bontà del Padre e vissuto mediante la fede nei
nostri cuori, in un cammino quotidiano di conformazione a Lui.
Certo: un
cammino la cui meta non abbiamo ancora raggiunto, ma corriamo
faticosamente per raggiungerla.
Oggi
la Parola di Dio è particolarmente luminosa.
Nella
prima lettura (At 16,11-15) vorrei fare due sottolineature.
La prima:
Paolo è arrivato in Macedonia da Troade, proprio da quella
città in cui aveva avuto la visione del macedone che gli
diceva: Passa in Macedonia e aiutaci: (At 16,9).
Vorrei
non lasciar cadere questo particolare che ci viene dallaccenno a
Troade con cui inizia il nostro testo: per ravvivare in noi la
consapevolezza che viviamo in un mondo che ha tanto bisogno di
aiuto, anche se non lo sa o non lo vuole ammettere. Un mondo
attraversato dallingiustizia e dalla violenza, e non sa come
risolvere i suoi drammi. Un mondo che ha perso il senso della
presenza di Dio e quando si perde il riferimento a Dio, nulla più
si tiene, anche se si ha lebbrezza della propria libertà e
autonomia.
Voi vivete
da monaci: come tali gridate con la vostra stessa scelta
istituzionale il primato, anzi lassoluto di Dio.
Ma
questo non vi separa dal mondo, anzi vi immerge nel cuore del mondo:
con Cristo, che è per il mondo: per noi uomini e per la
nostra salvezza il Verbo si è fatto carne e ha posto in
mezzo a noi la sua dimora.
Il
vostro essere con Cristo per il mondo deve esprimersi prima di tutto
nellintercessione: Gesù è stato crocifisso, il Padre
lo ha risuscitato, egli ora intercede per noi.
La
salvezza del mondo è lintercessione di Cristo.
Chi
intercede con Cristo entra nel cuore del mondo. Quando celebriamo la
Liturgia dello Ore, soprattutto quando celebriamo lEucaristia, noi
ci uniamo al divino Intercessore ed entriamo nel cuore della storia,
dentro il dramma di un mondo che rifiuta Dio. Non cè
solidarietà con luomo che sia più grande e più
coinvolgente di questa.
Unaltra
sottolineatura vorrei fare a proposito dellascolto della Parola da
parte di Lidia. Dice il testo degli Atti che il Signore le aprì
il cuore perché intendesse le parole di Paolo.
Dunque non
basta ascoltare e capirescientificamente la Parola di Dio: per
intenderla, per capire cosa Dio vuole dirci con quelle parole
umane, occorre la grazia.
E questo è
molto bello: la Parola di Dio è dialogo di Colui che ci dona
il Figlio, il Verbo. Ma questo richiede che noi siamo sintonizzati
su Dio come figli che immediatamente percepiscono la voce del padre,
perché ne partecipano la vita.
Ma
questo è solo opera della grazia. Solo il Figlio, che è
della stessa natura del Padre, ascolta le parole del Padre e le
intende.
La
Parola di Dio, per essere capita, richiede una connaturalità
con Dio, come tra padre e figlio: quanto più si ha questa
connaturalità, tanto più si entra nel mistero della
Parola.
Del
Vangelo (Gv 15,26-16,4a) vorrei cogliere la promessa del
Paraclito, del Consolatore. Egli richiamerà al nostro cuore le
parole e i comportamenti di Gesù e ci darà la grazia
di incarnarli nelle nostre parole e nei nostri comportamenti,
perché la nostra vita diventi narrazione del Signore,
oggi.
Vorrei
non passare sotto silenzio il riferimento di Gesù alla
persecuzione che accompagnerà la vita dei discepoli, per
dirci che la nostra radicale disomogeneità rispetto
allo stile di vita del mondo, per essere fedeli al Vangelo, ci
costerà sacrificio.
Un
sacrificio che è fedeltà al Signore e, come tale, un
grande atto di amore per il mondo.
Ora
continuiamo nella celebrazione dellEucaristia. Ci nutriremo del
corpo e del sangue del Signore per conformarci sempre più a
Lui, Parola del Padre, per unirci sempre più profondamente
alla sua intercessione.
Essere
con Gesù e come Lui intercessori per il mondo, partecipi così
del suo mistero liturgico presso il Padre, è quanto di più
grande e di più alto ci sia. Davanti al Padre, in Gesù
e con Lui, per la salvezza del mondo.
Tutto
questo vissuto nellumile fedeltà quotidiana di Maria
nella casa di Nazaret. Nel silenzio di Nazaret, nellumiltà
e nella povertà di Nazaret. In questo mistero di silenzio,
umile povero, si è formato Gesù ed è cresciuto
in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Sia la
santa Famiglia di Nazaret il nostro modello di vita.
+ Marco card. Cè
Patriarca Emerito
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“Sorgi, Signore, salvami, Dio mio”
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