Il nostro oggi deve diventare l'oggi di Gesù che libera

Briciole dalla mensa - 3° Domenica T.O. (anno C) - 27 gennaio 2019

 

LETTURE

Ne 8,2-4.5-6.8-10   Sal 18   1Cor 12,12-30   Lc 1,1-4; 4,14-21

 

COMMENTO

Per quanto possa risultarci sorprendente, ascoltando il Vangelo di questa domenica, siamo portati a riconoscere che Gesù, all’inizio della sua attività pubblica, non avesse un piano preciso dell'opera che era venuto a compiere sulla terra, ma che si sia lasciato dire dalla parola di Dio: è quello che sembra rivelarci l'episodio di Gesù che entra nella sinagoga del suo paese, Nazaret, e legge la Scrittura.
In effetti, «crescendo in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52), Gesù deve aver preso progressivamente coscienza che la sua umanità era abitata da tutta la pienezza di Dio (cfr. Col 2,9) e che, quindi, aveva una missione in ordine alla salvezza da compiere fra gli uomini: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui» (cfr. Gv 3,17). Perciò Gesù sapeva che cosa avrebbe dovuto realizzare, ma non sapeva ancora il come: sarà proprio la sua esperienza della Scrittura a guidarlo, passo dopo passo, in ogni situazione, a vivere e compiere i gesti appropriati per rivelare e donare effettivamente la salvezza e per realizzare, quindi, il regno di Dio tra gli uomini.


In particolare, nella sinagoga di Nazaret, la Scrittura apre a Gesù le prospettive del suo programma, che poi lo porterà a percorrere instancabilmente le strade della Palestina, a portare la vicinanza di Dio alle persone nelle situazioni concrete della loro esistenza. Perciò Gesù sente rivolte a sé queste parole del profeta Isaia e sente di doverle incarnare con la sua opera.
«Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo il Signore mi ha consacrato con l'unzione». Il dono dello Spirito segna l'appartenenza a Dio. Avere la vita di Dio comporta agire come Lui agisce: significa far proprio il suo progetto di salvezza e mettere a disposizione la propria umanità per esso. Dio è tutto per gli uomini, perché, alla fine, Lui sia tutto in tutti (cfr. 1Cor 15,28). Allora, appartenere a Dio comporta appartenere agli altri uomini, per camminare insieme verso la salvezza.
«E mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio». La missione fa tutt'uno con l'appartenenza al Signore: essere di Dio comporta portare ai poveri non una lieta parola, ma le condizioni concrete ed effettive che rendono le parole fatto. Così Gesù non si è limitato a dire buone parole di consolazione ai poveri, ma ha sempre operato per il loro riscatto e per un futuro diverso, in Dio, per loro.
«A proclamare ai prigionieri la liberazione». Libertà incondizionata: non c'è un prezzo pagato, non ci sono determinati vincoli, non c'è nemmeno un perdono esercitato. Semplicemente il Cristo apre tutte le porte che tengono prigioniero l'uomo: il carcerato era un uomo giudicato dalla società, guardato con diffidenza e ostilità e sul quale si scaricava tutta la negatività della rivalsa e anche della vendetta. Ma per la Scrittura - e per Gesù che la compie - è semplicemente un uomo, che ha diritto alla sua umanità.
«A rimettere in libertà gli oppressi». Gli «oppressi» che Gesù incontrerà sono, innanzitutto, le vittime della Legge: quelli che sono da essa schiavizzati (per esempio i poveri, che sono costretti a mettere i loro spiccioli nel tesoro del tempio) o emarginati (come i malati di lebbra). Sono poi quelli che la società rifiuta, come i pubblici peccatori, le prostitute, gli stranieri: a tutti questi Gesù ridarà dignità trattandoli come persone e trovando in essi dei sorprendenti tesori di umanità e di fede, che i perbenisti neppure conoscono.
«A proclamare l'anno di grazia del Signore». La Legge prevedeva un «anno di grazia», nel quale venivano azzerati i debiti, venivano restituiti i beni presi in pegno, veniva tolto ogni vincolo alla libertà maturato per inadempienza. E tutto questo gratis e senza condizioni. Gesù è il vero «anno di grazia»: in Lui si afferma la misericordia che trascende infinitamente la giustizia. Una persona vale di più di qualsiasi interesse di capitale: la dignità di ogni uomo, in ogni situazione, è la vera giustizia e la vera regola economica. Tutto, in Gesù, deve diventare grazia, cioè dono gratuito, non per un'indistinta bonarietà divina, ma per la coscienza ormai nitida nel Signore - dopo la lunga e sofferta esperienza del legame con l'uomo - che Egli può rapportarsi con la sua creatura solo attraverso la sua grazia, dopo che l'uomo ha praticato ogni infedeltà nei confronti del suo Dio.

 

Tutte queste parole - e la loro chiamata ad essere messe in pratica - provocano Gesù a rispondervi e a riconoscervi tutto il suo programma e la sua missione: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Gesù vivrà la sua vita umana, insegnerà, farà miracoli, morirà in croce e risorgerà per portare ai poveri, come consacrato del Signore («Cristo»), il lieto annuncio, per liberare i prigionieri e i ciechi, per sciogliere gli oppressi e per realizzare l'anno di grazia del Signore. Il nostro oggi, allora, deve diventare tale «oggi» di Gesù, per liberarci dall'egoismo umano più tragico ed esteso che la storia abbia mai conosciuto.

 

Alberto Vianello

 

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