Da che cosa vogliamo farci guidare?

Briciole dalla mensa - Epifania del Signore - 6 gennaio 2019

 

LETTURE

Is 60,1-6   Sal 71   Ef 3,2-3.5-6   Mt 2,1-12

 

COMMENTO

I Magi sono un'immagine di tutti noi: ignari e lontani dal Signore, siamo condotti dalla sua Grazia (la stella) e guidati dalla Parola a scoprire e adorare la sua manifestazione (Epifania) fra gli uomini.
Non pensiamo troppo all'astronomia o all'astrologia: la «stella» è la forza di attrazione, misteriosa ma reale, che Dio, il Bene, la Luce, la Vita esercita nei confronti degli uomini, soprattutto quelli giudicati dalla religione più lontani. Capita, infatti, di conoscere delle persone, magari semplici e marginali rispetto alla pratica religiosa o parrocchiale, che sono dotate, però, di una limpida ricerca di fede, di un'autentica sensibilità spirituale, di un culto dell'umano abitato da Dio; virtù che stupiscono in chi reputiamo «lontano». Spesso esse superano i bravi cristiani impegnati, che si fanno invece precedere dalle domande della ragione oppure da una emotività fluttuante e, talvolta, addirittura isterica.
In effetti, il vero è provocante spettacolo non è dato dal «re dei Giudei che è nato» - di lui non si descrive nulla di particolare: è una normale scena di un bambino piccolo con i suoi genitori -, ma dalla Grazia che è andata a pigliare questi lontani e misteriosi uomini, venuti da Oriente proprio per adorarlo, mentre il suo popolo appare ignaro, incredulo, se non ostile. Tutto ciò appare come profezia del suo futuro, perchè quel bambino che i Magi adorano sarà un re Messia che abiterà preferibilmente le periferie esistenziali, come la Galilea dei pagani da cui inizierà e svolgerà molto del suo ministero pubblico; sarà riconosciuto e creduto dagli stranieri, come il centurione (cfr. Mt 8,5-13) o la donna cananea (cfr. Mt 15,21-28); proclamerà la trasversalità della fede data dal riconoscerlo nei poveri e negli stranieri, e non dall'appartenenza a un gruppo religioso (cfr. Mt 25,31-46). Per questo attira gli stranieri e scandalizza «i nostri»: questa è la sua stella.

 

Giunti a Gerusalemme, i Magi cercano informazioni sul re dei Giudei. Gli esperti della Scrittura, consultati da Erode, suggeriscono con esattezza il passo della parola di Dio che profetizza il luogo della sua nascita: Betlemme. In effetti, la Scrittura - insieme alla luce della Grazia che va appunto a prendere di preferenza chi si riconosce lontano - è l'elemento fondamentale che rivela la presenza del Messia e lo manifesta. È la Parola stessa che dice che Betlemme è un luogo povero e marginale, eppure proprio da essa nascerà il Messia atteso. Dio ha scelto ciò che non conta per rivelarsi e donarsi. Perciò non possiamo scoprirlo e accoglierlo se non siamo condotti dalle Scritture: esse ci fanno piccoli per riconoscere la manifestazione nella piccolezza dell'Immenso. La stella ha guidato i Magi fino ad un certo punto, poi è apparsa la necessità della parola di Dio perché il Salvatore si lasci trovare. E, una volta ricevuta l'indicazione biblica di Betlemme, i Magi possono ripartire e trovare di nuovo la guida della stella, che «conferma» l'indicazione della Scrittura, fino a fermarsi proprio dove era il bambino.
Ma quello che questa volta mi colpisce di più del racconto è l'indifferenza di coloro che, proprio attraverso la loro conoscenza delle Scritture, sanno indicare il luogo di nascita del Messia. Per loro, lo studio della Scrittura è solo un mezzo per la loro elevazione sociale; perciò sono totalmente insensibili alla vita della Parola, che consiste nell’annunciare il Messia Salvatore. Essi non vanno con i Magi a Betlemme, anche se proprio loro lo indicano come il luogo di nascita del Re atteso. Avrebbero dovuto cogliere nei Magi proprio il segno della regalità promessa: perché la Scrittura stessa annunciava che sarebbero venuti da lontano, attirati dalla forza dell'amore del Re del popolo del Signore (vedi la prima Lettura), proprio come sta accadendo.
Anche oggi, nella Chiesa, alberga una certa indifferenza, una cura solo del proprio ambito e del proprio interesse, un’attenzione alla conservazione del potere personale. Per questo il Signore ci sorprende sempre con la sua venuta, perché viene ad destabilizzarci, a dislocarci, a smuoverci dai nostri ristretti ambiti. E lo fa collocandosi Lui, secondo le Scritture, in condizioni di marginalità e irrilevanza, rispetto alle logiche e alle dinamiche dei valori mondani. La stella non aveva guidato fino in fondo i Magi, che cercavano ancora il re dei Giudei nella capitale e nei palazzi del re. E’ la Parola che li conduce nel più piccolo villaggio, presso una semplice famiglia, a piegarsi ad omaggiare un neonato discendente di un re, ma che non aveva nulla per esserlo.

Sarà poi sulla croce che il Vangelo di Matteo farà tornare il titolo «re dei Giudei». Ma sarebbe solo vuota retorica pseudo-cristiana ogni parola davanti alla croce di Gesù, se non siamo condotti, dinanzi ad essa, dalla Grazia e dalla parola di Dio, come i Magi sono stati condotti al «re dei Giudei» che è nato. Perché solo esse ci rivelano il nuovo Adamo e la nuova storia che nasce da Lui, che riscatta e libera ogni oppresso, e condanna gli Erode di oggi, che non riconoscono il diritto alla dignità umana per ogni povero e straniero.

 

Alberto Vianello

 

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